Diamanti

Lo splendore che esiste nell'anima pura potrebbe illuminare d'amore l'intero universo.

* Brillantidiamanti *

venerdì 6 luglio 2018

Un marito in prestito (4à parte)

E ’arrivato il giorno della partenza, entro le ore dieci di questa mattina
dobbiamo lasciare l’appartamento, alle diciassette parte dalla stazione
"Frecciarossa" per portarci nella “ perla verde” della romagna.
Angelica ha già dato il buongiorno e qualche notizia in più all’amato.
Mentre si trucca chiede a me di sentire con la proprietaria del B&B
se hanno un deposito per i bagagli e se può tenerli per qualche ora.
Messaggio al cellulare per formulare la breve richiesta, ottenni un rifiuto.
Preparo il trolley svogliatamente, la valigia dell’amica è già pronta.
Ad Angelica chiedo il programma per la giornata, sappiamo perfettamente che la valigia
e il trolley rendono difficoltoso l’ultimo itinerario, dobbiamo decidere in fretta
dove lasciare i bagagli in quanto all'interno di chiese e musei è vietato portarli.
Usciamo per fare un’ultima colazione poi rientriamo per raccogliere le cose e consegnare le chiavi.
Squilla il mio cellulare. Guardando sul display vedo Peter.
Pronto! Buongiorno rispondo.
Peter:- Buongiorno! Oggi posso chiamarti amore?-
- No! Non puoi, non sono il tuo amore!
Ripeto che sono solo una tua amica, ok? -
- Oggi torni a casa?
Posso venire in stazione a prenderti?
A che ora arriverai? Voglio vederti! -
- No, oggi no! -
- E domani? -
- No! Non posso, domani ho un compleanno a casa di Angelica e non posso! -
- Sei impegnata tutto il giorno? -
- Si! -
- Dai, trova un minuto per me, ho voglia di vederti! -
- Ok, vedremo domani, ci sentiamo domani, va bene? -
- Grazie amore! -
- Uffa, ti dico che non sono il tuo amore! -
- Ok grazie a domani e..... ciao amica. -
Angelica oggi è distratta. Consegnando le chiavi salutiamo il gestore e usciamo con i bagagli.
Decise di trascorrere ancora qualche ora nella fantastica città di Firenze, ci dirigiamo al deposito bagagli nella stazione di Santa Maria Novella dove lasciamo le nostre cose.
Torniamo questa volta a visitare la Basilica di Santa Croce.
In origine la chiesa era un oratorio fondato da San Francesco D’Assisi. Oggi la vediamo come luogo di sepoltura di tanti illustri personaggi Italiani. Testimone di un passato glorioso, la basilica è resa ancora più bella grazie al chiostro conosciuto come “della morte” e le numerose cappelle.
M’incanto in quel luogo sacro.
Con il cellulare fotografo Angelica tra piante e fiori posti su vasi, tra portici e loggiati.
Sostiamo in quella zona di morte ignare delle sepolture che si trovano sotto quel manto di verde.
Ignare anche che quel posto era stato progettato dal Brunelleschi. Ha testimonianza dell’alluvione del 1966, i ragazzi e bambini della scuola primaria e secondaria hanno realizzato sotto i loggiati una mostra con disegni e fotografie a rappresentazione dei fatti e dello stato dell’epoca.
Le immagini guardate portano alla mente momenti di vita, di quando bambina vedevo il disastro in tv.
La sensazione percepita precipita ancora una volta in un passato che non può tornare.
- Assieme i genitori, avevo cinque sorelle e due fratelli con i quali sono cresciuta prendendomi cura di loro. A tredici anni sentivo nel cuore un gran bisogno d’affetto. Con il matrimonio donavo al compagno la figlia. Ho conosciuto la miseria, la felicità, la passione,l’amore. Un dolore assurdo, una lancia nel cuore è rimasta per la perdita dell'amato. Sofferenza per la morte dei genitori, del fratello e la sorella.
La solitudine era diventata la mia compagna di vita, una condanna voluta, un modo per non dimenticare.
Oggi ascoltando nuovamente un bisogno che c'è dentro me, è un desidero che dice di vivere, di tornare ad amore. Per continuare a sorridere mi occorre qualcuno che mi prenda per mano e accetti il mio dono quello di camminare al suo fianco.
- Sono con Angelica seduta su alcuni gradini dell’omonima piazza davanti la Basilica.
Il cellulare di lei squilla vivacemente, è l’ora del sole sulla testa, c’è Andrea al telefono.
Ho conosciuto Andrea qualche mese fa, si era presentato al tavolo di un locale sito tra le colline del Marecchia dove io e Angelica gustavamo piadina con prosciutto, hamburger e del buon vino.
Con un sorriso Andrea si sedeva al nostro tavolo per incontrare gli occhi di lei.
- Andrea è un uomo di sessanta anni, è pieno di impegni lavorativi e hobby.
L’amica lo connota come una persona che ha una notevole cultura e vitalità, intrigante e che sprigiona energia positiva. Agli incontri con Andrea mi sento domandare di condividere il pensiero su alcuni comportamenti di Angelica. Altre volte è Angelica che vuole condividere con me pensieri e stati d’animo sul rapporto che ha con Andre. Pensando alla relazione, considero l'amore come un continuo bisogno di sicurezza affettiva, di stabilità sentimentale, di protezione.
La verità tra amanti purtroppo, è legata sopratutto su l'attrazione fisica, un'insicurezza che rende
il sentimento una spirale di emozioni.
- Il coinvolgimento della storia di Angelica
e Andrea hanno mosso in me qualcosa che dormiva.
Quel sabato sentivo contentezza nel aver visitato
il luogo di culto, felice della splendida vacanza,
stanca nel rientro a casa.

Un marito in prestito (3à parte)

- La mattina seguente mi sveglio alle sette.
Ascolto nuovamente la telefonata di Angelica
che già vestita mi aspettava.
Velocemente m’infilo sotto la doccia bollente
poi vestendomi comoda ci rechiamo al bar per la colazione.
- Dalla stazione ferroviaria arriviamo nella città di Pisa,
il caldo, la bella gente, la meravigliosa torre,
la cattedrale, il battistero, sono l’esempio,
la stima della nostra bella Italia.
Angelica finalmente decide di sdraiarsi
sopra l’erba del Campo dei miracoli
dove assopite dalla fresca aria
parliamo un poco dei nostri uomini.
Ridiamo e riposiamo per beneficiare di quella intensa giornata.
- Tornate a Firenze
ceniamo velocemente in un locale del mcdonald,
prendiamo un menù da quattro euro e novanta con doppie patatine,
poi usciamo.
Giunte al B&B i nostri cellulari squillano,
al telefono di Angelica risponde il suo amore,
nel mio sento la voce carezzevole di un amico
che dice: ”Ciao amore”.
Rido davanti Angelica.
Rispondo all’uomo dicendo:- Guarda che ti sbagli,
io sono solo la tua amica-.
- Ho conosciuto un signore l’estate scorsa,
si chiama Peter.
Lui è un uomo separato dalla ex moglie.
Racconta di avere sessanta anni,
dice di essere padre e nonno.
Si era presentato alzando le mani,
comunica che ha un mare di debiti,
lavora in provincia presso un Caf.
Spostandosi per lavoro dalle vicine colline,
vive con il padre e la madre.
Come un nomade con il suo camper
trascorre le ore del suo tempo libero pescando
tra le città di Fano e Ravenna.
Cerca compagnia a volte di vecchie amiche,
altre con donne a suo dire “generose”.
Parla della figlia come di una ragazza da proteggere,
la nipote d’amare.
l'ex come una amica.
Vedo Peter come un uomo intelligente,
un calcolatore, un uomo con pensieri sinceri.
A mio avviso,
il tenero uomo con instabilità affettive
cerca di risolvere problemi di salute
e più probabilmente d'amore.
Non ha nulla di speciale nel fisico che mi attrae ma,
mettendosi in mostra ho notato:
il corpo e la pelle ancora giovanile,
la muscolatura apparentemente soda,
la pancia gonfia di ciccia e birra,
le gambe storte,
la schiena curva in avanti.
Sono attratta dalla sensuale voce telefonica.
Quel giorno raccontavo a Peter del furto,
delle città visitate, della gita a Siena
che io e Angelica avremmo fatto l’indomani.
Lo saluto augurando a lui la buona notte.
- Arrivate con il sole già alto a Siena,
io e Angelica rimaniamo abbagliate dal paesaggio.
La città medievale si distingue dalle altre
per i suoi edifici in mattone
per la piazza centrale a forma di ventaglio
detta “ del Campo” .
La piazza è fantastica in quanto rimane fronteggiata
dal Palazzo Pubblico edificato in stile Gotico
e dalla Torre del Mangia del XIV secolo.
Tra le vie ci sono diciassette storiche cattedrali.
La preferita e meritevole di una visita
è stato il Santuario di Santa Caterina.
Oltrepassando i portici del santuario
ci troviamo ad ammirare la casa natale
completa di affreschi dipinti sul muro
che narrano l’onorata vita della fanciulla.
L’apprezzamento maggiore è stato nella chiesetta
detta del Crocifisso dove nell’interno
vedo il miracoloso crocifisso in legno
posato davanti l’altare.
Le immagini della Santa sono ad ogni angolo,
pitture di angeli adornano l’intero soffitto.
Seduta sulla panca prego a Santa Caterina per i miei cari,
prego anche sopra l’immagine di Gesù sul Crocifisso Miracoloso
per ottenere un desiderio.
Riordinata dal tepore che nel frattempo era giunto sul viso,
mi accorgo che Angelica è semi-sdraiata
sopra la panca avanti me con lo sguardo perso verso l’alto.
In un primo momento rimanevo preoccupata ma poi
accorgendomi che stava ammirando la Volta Centrale,
guardo anche io l’affresco del settecento,
i rilievi e gli angeli che agli occhi
mi apparivano viventi.
Ritornando verso la stazione ferroviaria,
giungiamo in tarda ora arriviamo a Firenze.
Frettolosamente cerchiamo un negozio di alimentari,
compriamo insalata da mangiare al nostro alloggio.
Sono molto stanca, penso alla vacanza,
al viaggio di rientro.
Al fatto che nonostante abbia trascorso belle giornate
sono insoddisfatta.
Contemplando sulle mie abitudini,
riassumo che avrei preferito camminare di meno
su quelle arse strade.
Volentieri sarei stata con le mani in mano
o avrei preso la mano di Angelica,
chissà forse a parlare del più e del meno.
Le avrei raccontato cenni di storia
sulle città visitate oppure avremmo progettato
altri viaggi, magari con nuovi compagni.
Sarebbe stato bello scambiare pensieri e parole
sui gusti della gente oppure sull'abbigliamento
e ridere raccontando storie di uomini.
Non so perché ma sento che è mancata complicità.




Un marito in prestito ( seconda parte)


L’antico nome di Firenze mi era stato dato dai genitori,
ora tutti mi chiamano Fiore.
Io sono nata ai piedi della rocca malatestiana di Cesena,
sposata giovanissima trasferivo
la residenza nella città balneare di Riccione
dove ho vissuto per trenta-tre anni con il marito Marino e la figlia Tania.
Lavoro da sempre nella P. A. tra asili nido, scuole materne e casa di riposo,
da qualche anno invece, svolgo attività di video-terminalista.
Sono nata sotto il segno dei pesci, amo essere amata e adoro sognare d’amore.
Da sempre sono interessata a racconti comici e drammatici,
poesia, film e fotografie.
Adoro la musica Italiana, i tormentoni estivi, le passeggiate al mare.
Sono cattolica, credo in Dio, nella parola di Gesù, nella esistenza di un’altra vita.
Esco piacevolmente con le amiche per confrontare pensieri legati all’amore.
Con loro mi trattengo anche per giocare con le carte dei tarocchi.
Il sentimento che provo verso la natura, le persone,gli animali,
fa di me una donna sensibile.
Qualche conoscente racconta che sono una donna capricciosa.
Il mio aspetto esteriore non è perfetto, sono bionda ed ho gli occhi azzurri.
Il fascino nella mia persona è dato da una corporatura piccola e formosa,
da un passo sensuale, da un profumo naturale e un sorriso spontaneo.
Purtroppo non curo abbastanza l’aspetto
e neanche lo stile in quanto rimane impegnativo.
Preferisco mangiare abbondanti colazioni, meglio con bomboloni.
Sono pigra, adoro rilassarmi davanti il pc, ancor più dormire.
Vado pazza per lo shopping,
non mi piace fare sport,
dicono che sono viziata e fumo troppo.
- Angelica al cellulare sta ridendo con il compagno.
Racconta oltre le cose che abbiamo visto anche la disavventura capitata,
lo saluta dolcemente con un bacio per augurare la buonanotte.
La nottata appena trascorsa è stata agitata, cerco con lo sguardo l’amica nel letto.
Accorgendomi che Angelica sta occupando il bagno,
ascolto la conversazione che ha con Andrea.
L’amato la rende felice nel offrirle il buongiorno,
lei parla della vacanza, io rimango in silenzio.
Angelica ride mentre si prepara ad uscire,
infila i jeans, maglietta dipinta a fiori, nike in tela,
io invece indosso la camicia a righe bianche e rosse,
un leggings nero, un paio di infradito ai piedi già gonfi.
Lo zaino questa volta, lo appoggio al petto,
la sigaretta direttamente in bocca.
- Dopo una breve colazione al bar della via,
con Angelica vado a formalizzare la denuncia
presso la stazione dei carabinieri vicino gli Uffizi.
La tappa per quel giorno era San Geminiano.
- Recandoci verso la stazione degli autobus
raggiungiamo la località toscana.
La borgata si presenta circondata da mura del XIII secolo,
fantastiche torri troneggiano verso il cielo ancora limpido,
camminiamo sul percorso che ci porta in piazza della Cisterna
dove tutto rimaneva in salita.
Curiosando tra una vetrina e l’altra,
Angelica cerca un vino speciale da regalare all’amato.
Entrando nella enoteca “Corsi” per una degustazione
concludiamo che i vini sono eccellenti
e ci promettiamo di ripassare nel tardi pomeriggio
per comprare una bottiglia di Chianti.
Erano solo due sorsi di quel ottimo vino e già mi sento un po sbronza.
Cerco con il cellulare di fotografare le meravigliose torri,
il Duomo di San Gimignano, l’amata amica che posa per me.
Verso mezzogiorno lo squillo del cellulare di lei
rompe l’attimo in cui il sole la copre di un’intensa luce,
la stavo nuovamente fotografando
quando sento la sua voce dire:- Ciao amore,
qui tutto è meraviglioso, questa mattina abbiamo fatto colazione a Firenze.
Raggiungendo l’autobus abbiamo visto tante cose.
Qui ho bevuto un bicchierino di ottimo vino.
Ora sono seduta sopra la scalinata della piazza del Duomo.
Davanti me c’è la Torre Grossa,
sai che ho contato fino nove torri,
qui dicono che ce ne sono di più.
Oggi sono caduta dagli scalini
che danno accesso al Palazzo Vecchio del Podestà,
mi sono fatta male sul fondo-schiena ma ora sto meglio.
Ciao amore ci sentiamo stasera -.
Continuiamo la visita al borgo
fino l’orario designato dal ultimo autobus serale.
Arrivate a Firenze, torniamo al B&B
per preparare come cena dell’insalata e un pò di formaggio.
Verso le ventuno avevo appuntamento con la fiction rai “questo nostro amore 80”,
mentre guardo la tv, Angelica parla con voce mielosa al cellulare,
racconta ad Andrea la leggenda di San Gimignano,
di quando due fratelli patrizi scappano da Roma per rifugiarsi in Valdelsa,
qui costruirono due castelli, quello di Mucchio e quello di Silvia,
nacque in questo modo il borgo di San Gimignano.
- Giunte al terzo giorno di vacanza
il cielo mostra nuvole grigie gonfie di pioggia.
La telefonata del buongiorno di Angelica si conclude con l’ennesimo ciao Amore,
prendiamo l’ombrello e usciamo dal B&B per recarci nuovamente al bar più vicino.
Al bar del Moro gustiamo la colazione aspettando l’orario di apertura degli Uffizi,
sul bancone troviamo esposte esemplari di famosi vini.
Tra le tante bottiglie notavo un Montalcino del 1978,
immediatamente arriva alla mente l’anno del mio matrimonio e la nascita della figlia.
L’idea era quella di acquistare l’importante annata
e porla come cimelio assieme la cristalleria
nel mobile dei ricordi.
Naturalmente senza bancomat, né carta di credito
non procedo nel acquisto.
- Dirette alle gallerie degli Uffizi,
Angelica percorre le sale ammirando quadri e sculture,
io cerco le note opere del Caravaggio,
Michelangelo, Botticelli, Tiziano e altri,
fino ad arrivare al Vasari.
Davanti l’opera del Vasari “Amore e Psiche”
racconto ad Angelica la metafora
dell’eterna lotta tra istinto e razionalità,
tra cuore e cervello.
Ascoltata la storia medievale,
Angelica si appresta a fotografare la scultura
per poi inviare ad Andrea lo scatto
rinnovando il sentimento provato.
Guardo attraverso una finestra della Gallerie il panorama,
vedo l’Arno e le canoe che percorrono il lungo argine,
giovani persone remano, il sole splende sul verde prato affollato di gente.
Uomini e donne stese a terra giocano e ridono.
Chiamo Angelica per farle ammirare il vicino tramonto,
porgendo un ultimo saluto ai busti degli imperatori romani,
usciamo dagli Uffizi.
- La fantastica visita, i tantissimi capolavori,
i meravigliosi scenari hanno offuscato la vista,
riprendo le forze nella celebre caffetteria “Gilli”
con la pausa caffè e una sigaretta.
La serata si conclude nella pizzeria “il gatto e la volpe”
dove venivano proposti primi piatti e pizze farcite
da gustare anche all’aperto.
La conversazione tenuta con Angelica era diventata monotona.
Sentivo inutile trattenersi nel locale,
usciamo per fare un’ultima passeggiata serale
alla ricerca della casa di Dante.
Entrando al B&B la mente torna alla mia identità,
alla persona che sono rimasta.
Sono delusa del mio variabile stato d’animo,
con occhi bagnati mi addormento.


Un marito in prestito (1à parte)



Che caldo!
Finalmente è finito l’inverno!
Quest’anno nel mese di Marzo è nevicato
e il freddo ha lasciato nell'aria
sensazioni di tristezza.
Con miseria negli occhi
percepisco uno stato d’animo
che rabbrividisce il sangue,
ingessa le ossa.
Soffocata, la mia testa urla, basta!
E’ ora di finirla,
di spegnere i caloriferi
e quel grigiore che appanna gli occhi.
Adesso è Aprile!
Il ricordo che ho nella mente
fa odiare quel fatidico giorno,
quel sonno non voluto.
Ora mi sveglio!
Sono a Firenze
nella incantevole città d’arte
culla del rinascimento,
dove cerco di trascorrere
cinque giorni di felicità
e un meritato riposo
con l’amica del cuore.
Oggi è il compleanno di Angelica!
La mia adorata amica
compie cinquantuno anni!
Per l’occasione come regalo
abbiamo organizzato questa splendida vacanza.
L’intenzione è di godere
nella nostra matura età
ancora alcuni giorni di bella vita,
di meravigliosi momenti da condividere
e stare con il naso all’insù
per ammirare lo spazio attorno noi.
Con spensieratezza ricordiamo le bambine di ieri,
gli anni persi nel nulla.
Due fanciulle del passato
che partorivano un infante.
Come succedeva a quei tempi
la priorità della vita era crescere,
maturare con i compagni
per garantire ai figli qualcosa di bello,
il futuro.
Ma ora, adesso che i ragazzi sono grandi,
i compagni scomparsi,
è giunto il nostro momento,
quello di prendere la vita in mano.
Penso di amare la mia amica.
Da sempre guardo i suoi incantevoli occhi.
Lei dona ossigeno all’aria che respiro.
Sensazioni di benessere
entrano nella mente e sicurezza al mio fianco.
L’allegria per vivere in tranquillità
e benevolenza è di casa
quando sono in sua compagnia.
Sono a mio agio con chi mi circonda!
Ho conosciuto Angelica sui banchi di scuola
ventisei anni fa,
lei cercava di prendere il diploma delle superiori
per diventare infermiera,
io volevo essere un’insegnante di scuola materna.
Angelica è una donna con portamento sicuro.
Ha grandi occhi azzurri leggermente truccati.
I capelli sono biondi, lunghi, mossi, mai legati.
Sul viso spicca un sorriso sincero.
Il suo look è classico,
veste spesso abiti ornati da stampe a fiori.
Nel corso di quest’ultimo anno
Angelica è dimagrita di una taglia,
forse due, è molto bella.
Da qualche tempo la mia amica
frequenta un uomo più grande,
non è libero.
La vedo innamorata,
la sento ridere e piangere.
Da brava amica le insegno l’esperienza da me vissuta
come fosse stato un libro.
La gioia, la sofferenza in amore vanno vissute,
sempre, come un fiore da cogliere al volo.
L’utilità di alcuni sogni invece,
servono a colmare di speranze gli obiettivi
per un florido futuro.
Era da poco passata l’una del pomeriggio,
il sole bruciava sopra noi.
In strada incontriamo la proprietaria
del B&B di via ghibellina,
a Firenze inizia per me una nuova avventura.
L’alloggio dove soggiorno con l’amica
è ricavato da un antico palazzo del quattrocento.
Entrando nel fabbricato superiamo
un primo corridoio poco illuminato,
proseguendo arriviamo davanti una porta blindata.
La giovane proprietaria del B&B
invitandoci ad entrare nel locale
chiede di mostrare la carta d’identità
per prendere nota di alcuni nostri dati personali.
Da sempre ripongo nel portafoglio tutti i documenti,
carte, soldi e fotografie dei familiari,
in quella occasione
mettevo il mio tesoro dentro il nuovo zaino.
L’ambiente del B&B è piccolo ma ben servito.
Nel corridoio c’è una mensola di cristallo
con sopra locandine della città.
La stanza principale si presenta con un divanetto rosso,
un angolo cucina e un piccolo tavolo per colazioni.
Appesi alle pareti alcuni quadri
sfoggiano decorazioni di stemmi e casati fiorentini.
Il bianco e l’azzurro del bagno illumina l’intero spazio
catturando la luce solare dalla finestra
che s’affaccia sul chiuso cortile.
Uno specchio da parete marcato Arte & Mestieri
impreziosisce l’arredo semplice della stanza,
questa è pulita e completa di biancheria.
La camera matrimoniale rimane comoda e confortevole,
l’illuminazione data dalla finestra lascia l’ambiente in penombra.
Oltre il letto con testata ad armadio,
nella camera si trova un comò, una cassapanca, un indossatore di legno.
Coricate sul letto, io e l’amica con il cellulare scattiatiamo un selfie
per confermare la nostra felicità a parenti ed amici.
Angelica al cellulare saluta il suo uomo,
gli racconta del viaggio, del tempo, di aver visto già molte cose,
anticipa l’itinerario della giornata, gli invia un bacio al volo.
Finalmente con l’amica al fianco e lo zaino in spalla,
usciamo dall’edificio dirigendoci verso un negozio che offre prodotti freschi.
Attratte dal mercato di frutta e verdura,
il desiderio di Angelica è quello di comprare insalata mista e frutta di stagione,
con passo veloce andiamo verso il mercatino.
Comprendendo che lo spazio era prevalentemente occupato da extracomunitari,
vediamo che offrivano ben poche vivande, io non compravo nulla, l’amica due mele.
L’alloggio da noi occupato si trova nei pressi della Basilica di Santa Croce,
passeggiando verso la chiesa vediamo una lunga fila di persone in attesa per l’ingresso.
Rinunciando alla visita ci inoltriamo verso la piazza
dove si affaccia la maestosa basilica francescana.
Affascinata, inizio a riprodurre in fotografia qualunque immagine
partendo dalla statua del Dante, la scalinata,
i meravigliosi edifici che la circondano e naturalmente
la bellissima Stella di David
che spicca sulla facciata in segno di protezione e benedizione.
Nell’attesa di un momento d’ombra sedevo
sulla panca di cemento della infuocata piazza
dove aprivo e chiudevo lo zaino in cerca della piantina topografica e delle sigarette.
Distrattamente notavo le piccole cerniere frontali dello zaino aperte,
le chiudevo non curando l’interno.
Tra turisti, persone in bicicletta, bambini e venditori ambulanti di cianfrusaglie
decidiamo di metterci in cammino verso il centro.
Proseguiamo il pomeriggio trascorrendo le ore tra le note vie fiorentine
dove ammiriamo gli edifici di alcuni musei, il palazzo delle Signorie,
la Cattedrale e la Torre di Giotto.
Il caldo affanna i nostri respiri,
i piedi ormai stanchi non hanno più energia per continuare la passeggiata,
entriamo nella gelateria “La Carraia”
rinfrescata con aria condizionata
per riprendere vitalità e gustarci un buon gelato.
Angelica al telefono saluta il figlio, la madre, le colleghe
poi proseguiamo la scarpinata verso ponte vecchio.
Camminando sul famoso ponte che attraversa l’Arno,
facciamo selfie e foto ricordo in mezzo ad una folla di gioiosi studenti.
Intenzionate a comprare gadget e souvenir nei negozi che furono degli antichi beccai,
ammiriamo con interesse le stupende vetrine orafe,
l’architettura del ponte, il romantico panorama del lungarno.
Nel tardo pomeriggio entriamo al bar “Cucciolo” per la pausa caffè,
aprendo lo zaino mi accorgo che mancava il borsellino,
istantaneamente penso al furto.
La mente rabbrividisce,
in quel momento mi rendo conto di non avere più soldi, né identità.
La serata doveva concludersi con una festa per Angelica,
invece finisce con una semplice cena a base di insalata e formaggio
consumata nel ristorante “Il Nutino”.
Trovandosi a camminare ancora nei pressi del Battistero di San Giovanni
e la Cattedrale di Santa Maria in Fiore,
gioisco ancora una volta nel vedere lo splendore illuminato a giorno.
Rientrate in stanza vengo colta dallo sgomento
di non riuscire a bloccare le carte di credito,
nel qual tempo una sensazione di disagio reclama il mio rapimento.

giovedì 24 maggio 2018

Il desiderio, la mente, il cuore di Peter Pan



Sono trascorsi undici mesi dal quel giorno. Un ciclone era apparso quasi per gioco. Ero a Riccione in piazza dell’unità. A volte, in quella spoglia lastra di cemento, girovagavo attorno alle bancarelle del venerdì nella speranza di trovare qualcosa di bello, in altri giorni della settimana rimanevo ferma sui miei passi a guardare le poche vetrine contenenti generi vari, in quel periodo vestiti estivi. Nelle ore pomeridiane durante le temporanee soste, perdevo il mio tempo a contemplare il grigiore, il vuoto, lo squallore ornamentale di una piazza tanto grande.
Quella sera dopo essermi vestita e truccata leggermente, uscivo da casa per parcheggiare l’auto tra le solite file bianche disegnate su quell’asfalto brullo. L’aria era calda, la mente serena, ad un tratto un dubbio percorreva il pensiero. Assorta, nell’incertezza, domandavo alla mente qual’ era il nome della piazza, Libertà o Unità?
La solitudine tormenta l’anima. Un tormento forzato e voluto per non dimenticare un ricordo.
Da un’auto incidentata di colore chiaro, scendeva l’uomo con cui avevo appuntamento.
In quel periodo andava di moda conoscersi tramite chat, due parole al telefono, l’incontro al buio ed eccolo là. Ho davanti me un ometto di cinquantanove anni che si presenta con un abbraccio affettuoso. Dice di chiamarsi Peter, ha il viso florido, sbarbato. I capelli scuri appena brizzolati sono lunghi fino a toccare la schiena, appaiono unti, disordinati, poi raccolti in un elastico di cotone nero. Sopra gli occhi vivaci poggiano bluacei occhiali vetrati dalla forma tonda, è vestito modestamente con jeans e canottiera scolorita. Impacciato, alla mia vista alza le mani come a giustificarsi, dice: “ eccomi, questo sono io, son qui per te”. Peter informa innocentemente che è un felice nonno, finisce la presentazione ricordando che oltre ad essere un separato, la donna della sua vita rimane, per sempre, la figlia.
Guardo con sospetto l’uomo e penso al disastro che ha combinato nel presentarsi.
Lo rassicuro serenamente, gli ricordo che l’intenzione, in quell’incontro, è solo quella di conoscerci.
Accendo una sigaretta in silenzio, respirando un poco di nicotina vedo l’anello di fumo salire su, verso l’aria umida. Rispondo:" sono madre e nonna".
Io sono una donna di cinquantasette anni, rimasta vedova da oltre cinque anni. Vivo nel ricordo dell’amato e circondata dall’amore di fratelli, sorelle, nipoti e cognati, dall’amica del cuore e naturalmente dalla figlia. Ho l’amore dei miei cari, mille cose da fare e un pensiero in testa, quello di trovare un compagno, un uomo da amare. Vorrei un amore che condivida pienamente i pensieri, i suoi passi nei miei giorni in avvenire. Peter continua a parlare, ripete l’amore paterno, un amore che non sostituirà mai con una donna. Sono confusa e già arrabbiata, domando a me stessa cosa sto facendo lì, con un uomo tanto malandato. Ragiono, le sue parole confondono l’amore, sono convinta che il sentimento nascente cresca dal cuore e non escluda nessuno. L’amore si dona, soprattutto ai familiari per condividere la felicità nel rispetto del proprio ruolo.
Ho una visione della vita diversa da lui, immagino la compagna come donna che dona, regala la sua vita per dare e ricevere sentimenti che nell’unione si traducono in sincerità, complicità di coppia, attese di vita, cura e custode di sogni, bisogni, armonia. L’ambiente domestico dovrebbe essere quel posto dove i familiari riceveranno l’esempio dall’unione, voluto anche dai nuovi amanti.
La temperatura serale rinfresca l’aria, io e Peter entriamo nella storica pizzeria “la Frasca”. Conosco da sempre quel ristorante-pizzeria, sono contenta della scelta, il posto è ben arredato, la gestione è professionale, offre un menù, pizze e delizie speciali.
Ci sediamo attorno ad un tavolo a due posti situato nella veranda, guardo con curiosità gli occhi di colui che mi sta davanti, voglio conoscerlo, capire i suoi pensieri non è facile.
Peter è un uomo sensibile, istruito, lo capisco dal linguaggio sciolto e sicuro. Non sono attratta fisicamente da lui, essendo una esperienza nuova preferisco un’amicizia. Usciamo dal ristorante, Peter tenta un approccio con un bacio, lo allontano, metto a riparo della bocca una sigaretta mentre concentro il passo verso l’auto. Il tono della voce vibrante di lui mi rende curiosa, racconta di giorni passati, di hobby, di periodi verdi e neri.
Una coppia al nostro fianco osserva la nostra mano nella mano, ridiamo. In effetti, ho afferrato i sui palmi che stretti nelle mie mani, non potranno infastidire i fianchi. L’ora non tarda suggerisce a Peter l’idea di farmi accettare la passeggiata fino al mare. Ritrovo le mani ancorate alle sue, proseguiamo il passo lungo il percorso scelto da lui.
Undici mesi da quel giorno. Tra blocchi e sblocchi del cellulare, tra un ristorante e l’altro, tra una risata e una delusione trovavo anche momenti romantici, bellissimi paesaggi, baci sulle guance, una dichiarazione d’amore al cellulare. Ho tanta confusione nella testa, sono attratta dalla sua voce, soprattutto telefonica ma... non dal suo corpo. I sentimenti esplodono in incertezze, piango. Peter ripete d’amarmi, sono coinvolta in una sbronza d’amore, mi dono. Ora dovrei dire a Peter Pan che la sincerità fa male. Non vorrei rifiutare il tenero sentimento, ho provato ad amarlo, ma..., sento che è finito un sogno, il suo sogno! Per amor suo ho voluto donare sentimenti, provare di capire cosa c’era nel cuore. Tornare a vivere emozioni nuove è stato bellissimo, ma... amante mio, non voglio ferire i nostri sentimenti, né farti soffrire. Non posso illudermi, ne illuderti. Il mio cuore un pò confuso è ancora pieno d’amore, ma non per te. Rimane dentro me l’affetto, la speranza che un giorno il tuo desiderio di ricevere amore, diventi realtà. Io non posso essere il tuo sogno. Perdonami, come un tesoro porterò nel pensiero un dolce ricordo. Ti voglio bene, il tuo Fiore.


mercoledì 23 maggio 2018

Lucio Battisti - Pensieri e Parole - Live

Un dono per te Donna




Ho nella testa il mare,
un mare profondo
confuso e colmo
di sentimenti, d’amore,
di pensieri e parole.
Escono come gioie
lacrime innocenti
in questo momento
dedicato a voi.
Belle donne,
vorrei donarvi un sorriso
dirvi mille cose ….
Invece, gocce trasparenti
scendono sul viso
ora pieno di luce,
di colori, di pensieri
che nascono
in questo giorno di follia
come farfalle che volano via
per ricordare a voi tutte,
donne, sorelle e belle amiche
che i sogni d’amore servono
ad illuminare il cielo di stelle.
*Brillantidiamanti



giovedì 12 aprile 2018

L’espressione dell’anima



È primavera, guardo il panorama che mi circonda,
nell'aria svolazza un pettirosso, stanco, si posa sul camino
di rame che troneggia sopra il tetto di una casa.
Un cinguettio di passeri rompe il silenzio, il gabbiano vola alto.
La meraviglia di questo mondo riesce sempre a sorprendermi, ancora penso.
Associo il pettirosso a qualcuno dei miei cari,
il cinguettio alle chiacchiere di gente, il gabbiano a l'urlo, a quel dolore
che non riesco dimenticare. Gli alberi sono in fiore, vivo.
Questa notte ho fatto un sogno, ho trovato nell'aria mio marito, l’ho baciato.
La malinconia questa mattina ha gonfiato gli occhi poi raggiunto il cuore.
Calde lacrimare ora scendono dal viso, mi avvolgono e scaldano di un dolce tepore.
E’ Aprile, il proverbio dice “dolce dormire” eppure…. cosa c’è che non va?
Sono superstiziosa, ieri mattina il palmo della mano sinistra prudeva fortemente,
un antico detto dice: - son soldi o botte -.
Aspetto il vociare della gente, rassegnata al lavoro!
Aggrappata su specchi lucidi, lisci, rimango in attesa di capire cosa c'è dentro me.
La primavera portatrice di speranze vecchie e nuove, ha già sbocciato alcuni fiori.
Durante la sera il freddo ancora punge, una telefonata mi fa compagnia,
saluto la persona dietro a quel cellulare ma non vado a dormire, non ancora.
Il web mi distrae, cerco un nuovo amore che faccia sussultare le emozioni …..
ma, il cuore innamorato del ricordo, di un sogno, non mi lascia andare.
Freddo, un freddo micidiale si trova su internet. I collegati hanno paura di qualcosa,
sarà timidezza, vergogna oppure realtà nascoste, chissà, e se qualcuno prende l’iniziativa ….
eccolo qua… è più triste, più confuso di me. La confusione, che parola bella!
Penso al suo significato e vedo un mare di mille colori, colmo di cose,
pieno di speranze, agitato, vivo, come la persona che sono io.
Brillantidiamanti

martedì 10 aprile 2018

Senza titolo

Ciao cara! Ho una sorpresa per te.
Non è una poesia, nemmeno una prosa, vedi?
Non c’è titolo.
È una lettera che scrivo per liberare i pensieri e condividere
con te alcune impressioni.
Sono assonnata! Volano in aria molte riflessioni, quindi,
le trasformo in parole scritte che ti e mi riguardano.
Vorrei chiederti tante cose, conoscerti meglio,
capire la vita, l’affetto, l’amore.
L’intelligenza ha un posto molto importante
per me, ma non assoluto.
È per questo che non vado a letto!
Scrivo per cercare con te risposte!
Voglio soddisfare con te la mia curiosità
e studiare, capito?
Ti ho osservata, sei perfetta per me.
Ri-vedo nella mente la tua figura,
hai corti capelli grigio/bianchi, il taglio ordinato,
piccoli occhi appena incappucciati che appaiono bruni,
come ventagli le rughe esaltano il colore della pelle,
in parte bianca, in altre giallognola,
forse ad indicare gli anni, alcuni disturbi fisici,
le difficoltà affrontate nella vita.
I modi di porti davanti gli altri sono eleganti,
gentili, sinceri, generosi.
I passi rimangono leggeri, sei fiera,
serena nelle scelte compiute.
Tutto questo lo sapevi già, ma…..
quello che non sai è che adoro la tua presenza,
la voce pacata, equilibrata a volte controllata
da un leggero sospiro.
Mi coinvolgi con serenità nei racconti di vita,
tra i tuoi sorrisi, ma….
alcuni tuoi pensieri, le parole che usi
non sempre le comprendo,
non coincidono con i miei sentimenti.
Vedo in te la donna intelligente,
determinata, sicura, orgogliosa, calma,
doti che invidio, tuttavia,
a mio avviso, sembra che manchi qualcosa in te.
Sai! Penso….
Sono una donna nata in una famiglia “fantasma”
dove la lotta per la sopravvivenza
era più importante che frequentare la scuola,
avevo bisogno del giusto nutrimento per crescere!
Conoscere vuol dire istruirsi, acquisire
esperienza ma... per me,
l’intelletto ha bisogno di qualcosa in più,
che siano fantasia, fede e/o nuove emozioni? Chissà!
Sicuramente non avevo ragione quando pensavo
di non essere accettata, amata da mia madre.
Ho generato la figlia per bisogno d’amore
e per dar senso alla mia vita, sono sicura!
Il frutto del desiderio è nato e donato alla vita
per raggiungere la cercata felicità.
Penso anche alla tua nascita cara,
alla tua famiglia, alla educazione ricevuta
che ha fatto di te una donna importante,
una moglie, una madre.
La lettura è diventata il tuo paradiso
dove puoi liberare i pensieri,
la professione una missione.
Cerco di entrare furtivamente nel tuo io
per trovare risposte alle mie domande,
le ragioni di alcuni tuoi pensieri,
soprattutto capire nascosti sentimenti.
Questi, non sono chiari per me che vivo
quotidianamente d’emozioni.
Ascoltando le tue parole, distinguo
una diversità culturale tra noi
che divide le nostre identità,
appari cara, una donna con mente analitica,
io superficiale.
Tu vivi in sintonia per il mondo,
io nell'immaginario di un sogno giocoso.
Il mio obiettivo principale nella vita,
era e rimane sempre quello di cercare
attimi di felicità, scoprire il mistero e,
cercare continuamente la ragione d'esistere.
Il tuo “forse” è cogliere con la mente
il senso delle cose,
qualcosa da insegnare per dare dignità all'essere.
Devo ancora crescere cara,
conoscere, imparare a vivere!
Sono un poco insicura
a volte disordinata nei pensieri,
ma.... sto veramente bene con me
dove accanto ci sei anche te!
Ora ho veramente tanto sonno!
Ti scrivo un ultimo messaggio amica mia,
la vita è ……… nascere, crescere,
camminare al fianco di qualcuno
che accetta amore incondizionato.
Ti voglio veramente bene mia affezionata dama.
la vita*************
La vita è: come un fiume che nasce dalla roccia, scava un percorso, segue una corrente, cresce con la pioggia, rinforza le braccia, abbraccia la terra, disseta la folla, raggiunge il mare, confonde il cielo, cerca il mistero offerto dalla vita.
*B. F.

lunedì 12 febbraio 2018

Il volo dell'anima



Buon compleanno Laura!
Che meraviglia gli 80 anni!
Fantastico è incontrare persone come te!
Anime che ti avvolgono nella luce dei giorni
portando semplicemente nutrimento al cuore!

Sono felice Laura, di vivere il viaggio,
di respirare accanto te,
in alcuni momenti di raccontarti novelle,
ma... con te…
le belle parole che frullano in testa
non escono, rimangono mute nella voce!

Laura, per questo motivo nel giorno di festa
preferisco scrivere sul foglio di carta
un mio pensiero, la poesia che dedico a te:

-Stare con te è come ballare nel cortile di casa,
l’abbraccio diventa un sogno d’amore,
un ricordo di mamma, il volo dell’anima!-

Laura!
Grazie per l’amore che sai donare a tutti noi.

*Brillantidiamanti

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