Diamanti

Lo splendore che esiste nell'anima pura potrebbe illuminare d'amore l'intero universo.

* Brillantidiamanti *

lunedì 26 novembre 2018

Un marito in prestito






Un marito in prestito

Che caldo! Finalmente è finito l’inverno! Quest’anno nel mese di Marzo è nevicato e il freddo ha lasciato nell’aria sensazioni di tristezza. Con miseria negli occhi percepisco uno stato d’animo che rabbrividisce il sangue, ingessa le ossa. Soffocata, la mia testa urla, basta! E’ ora di finirla, di spegnere i caloriferi e quel grigiore che appanna gli occhi. Adesso è Aprile! Il ricordo che ho nella mente fa odiare quel fatidico giorno, quel sonno non voluto. Ora mi sveglio! Sono a Firenze nell’incantevole città d’arte, culla del rinascimento, dove cerco di trascorrere cinque giorni di felicità e un meritato riposo con l’amica del cuore.
Oggi è il compleanno di Angelica! La mia adorata amica compie cinquantuno anni! Per l’occasione come regalo abbiamo organizzato questa splendida vacanza. L’intenzione è di godere nella nostra matura età ancora alcuni giorni di bella vita, di meravigliosi momenti da condividere e stare con il naso all’insù per ammirare lo spazio attorno a noi.
Con spensieratezza ricordiamo le bambine di ieri, gli anni persi nel nulla. Due fanciulle del passato che partorivano pargoletti. Come succedeva a quei tempi la priorità della vita era crescere, maturare con i compagni per garantire ai figli qualcosa di bello, il futuro. Ora, adesso che i ragazzi sono grandi, i compagni scomparsi, è giunto il nostro momento, quello di prendere la vita in mano.
Penso di amare la mia amica. Da sempre guardo i suoi incantevoli occhi. Lei dona ossigeno all’aria che respiro. Sensazioni di benessere entrano nella mente e sicurezza al mio fianco. L’allegria per vivere in tranquillità e benevolenza è di casa quando sono in sua compagnia. Sono a mio agio con chi mi circonda!
Ho conosciuto Angelica sui banchi di scuola ventisei anni fa, lei cercava di ottenere il diploma delle superiori per diventare infermiera, io volevo essere un’insegnante di scuola materna. Angelica è una donna dal portamento sicuro. Ha grandi occhi azzurri leggermente truccati. I capelli sono biondi, lunghi, mossi, mai legati. Sul viso spicca un sorriso sincero. Il suo look è classico, veste spesso abiti ornati da stampe a fiori. Nel corso di quest’ultimo anno Angelica è dimagrita di una taglia, forse due, è molto bella. Da qualche tempo la mia amica frequenta un uomo più grande, non è libero.
La vedo innamorata! La sento ridere e piangere! Da brava amica le racconto l’esperienza da me vissuta come fosse un libro. La gioia, la sofferenza in amore va vissuto, sempre, come un fiore da cogliere al volo. Alcuni sogni invece, servono a colmare di speranze gli obiettivi per un florido futuro.
Era da poco passata l’una del pomeriggio e il sole bruciava sopra di noi. In strada incontriamo la proprietaria del B&B di via ghibellina, a Firenze inizia per me una nuova avventura. L’alloggio dove soggiornerò con l’amica è ricavato da un antico palazzo del quattrocento. Entrando nel fabbricato superiamo un primo corridoio poco illuminato, proseguendo arriviamo davanti ad una porta blindata. La giovane proprietaria del B&B invitandoci a entrare nel locale, chiede di mostrare la carta d’identità per prendere nota dei nostri dati personali. Da sempre ripongo nel portafoglio tutti i documenti, carte, soldi e fotografie dei familiari, in quell’occasione metto il mio tesoro dentro il nuovo zaino.
L’ambiente del B&B è piccolo ma ben servito: nel corridoio c’è una mensola di cristallo con sopra locandine della città. La stanza principale si presenta con un divanetto rosso, un angolo cucina e un piccolo tavolo per colazione. Appesi alle pareti alcuni quadri sfoggiano decorazioni di stemmi dei casati fiorentini. Il bianco e l’azzurro del bagno illuminano l’intero spazio catturando la luce solare dalla finestra che si affaccia sul chiuso cortile. Uno specchio da parete marcato Arte & Mestieri impreziosisce l’arredo semplice della stanza, è pulita e completa di biancheria. La camera matrimoniale appare confortevole, l’illuminazione data dalla finestra lascia l’ambiente in penombra. Oltre il letto con testata ad armadio, nella camera si trovano un comò, una cassapanca, un indossatore di legno. Coricate sul letto, io e l’amica con il cellulare scattiamo un selfie per confermare la nostra felicità a parenti e amici.
Angelica al cellulare saluta il suo uomo, gli racconta del viaggio, del tempo, di aver visto già molte cose, anticipa l’itinerario della giornata, gli invia un bacio al volo. Finalmente con lo zaino in spalla, usciamo dall’edificio dirigendoci verso un negozio che offre prodotti freschi. Attratte dal mercato di frutta e verdura, il desiderio di Angelica è di comprare insalata mista e frutta di stagione, con passo veloce andiamo verso il mercatino.
Comprendiamo ben presto che lo spazio del mercato è prevalentemente occupato da extracomunitari, rapidamente ci accorgiamo che offrono pochi ortaggi, io non compro nulla, l’amica due mele.
L’alloggio da noi occupato si trova nei pressi della Basilica di Santa Croce. Passeggiando verso la chiesa vediamo le lunghe fila di turisti in attesa per l’ingresso, rinunciando alla visita andiamo verso la piazza, dove si affaccia la maestosa basilica francescana. Affascinata, fotografo qualunque immagine: la statua del Dante, la scalinata, i meravigliosi edifici che la circondano e naturalmente l’azzurra Stella di David che spicca sulla facciata della porta principale in segno di protezione e benedizione.
Nell’attesa di un momento d’ombra, siedo sulla panca di cemento dell’infuocata piazza, dove apro e chiudo lo zaino in cerca della piantina topografica e delle sigarette, distrattamente noto le piccole cerniere frontali e laterali aperte, le chiudo non controllando l’interno.
Tra turisti, persone in bicicletta, bambini e venditori ambulanti di cianfrusaglie, decidiamo di metterci in cammino verso il centro. Proseguiamo trascorrendo le ore tra le note vie fiorentine, dove ammiriamo gli edifici di alcuni musei, il palazzo della Signoria, la Cattedrale e la Torre di Giotto.
Il caldo affanna i nostri respiri, i piedi ormai stanchi non hanno più energia per continuare la passeggiata. Entriamo nella gelateria “La Carraia” rinfrescata con aria condizionata per riprendere vitalità e gustarci un buon gelato.
Angelica al telefono saluta il figlio, la madre, le colleghe poi proseguiamo la scarpinata verso Ponte Vecchio. Camminando sul famoso ponte che attraversa l’Arno, scattiamo selfie e foto ricordo in mezzo ad una folla di gioiosi studenti. Intenzionate a comprare gadget e souvenir nei negozi che furono degli antichi beccai, ammiriamo con interesse le stupende vetrine orafe, l’architettura del ponte, il romantico panorama del lungarno.
Nel tardo pomeriggio entriamo al bar “Cucciolo” per la pausa caffè. Aprendo lo zaino mi accorgo che manca il borsellino, istantaneamente penso al furto, la mente rabbrividisce, in quel momento mi rendo conto di non avere più soldi, né identità.
La serata si sarebbe dovuta concludere con una festa per Angelica, invece finisce con una semplice cena a base d’insalata e formaggio consumata nel ristorante “Il Nutino”. Camminando nei pressi del Battistero di San Giovanni e la Cattedrale di Santa Maria in Fiore, gioisco ancora una volta nel vedere lo splendore illuminato a giorno.
Rientrate in stanza, sono colta dallo sgomento di non riuscire a bloccare le carte di credito. Provo un profondo disagio: è come se un ladro mi avesse rubato la mia identità.
L’antico nome di Firenze mi era stato dato dai genitori, ora tutti mi chiamano Fiore. Io sono nata ai piedi della Rocca Malatestiana di Cesena, sposata giovanissima, ho trasferito la residenza nella città balneare di Riccione, dove ho vissuto per trentatré anni con il marito Marino e la figlia Tania.
Ho lavorato tra asili nido, scuole materne e casa di riposo, da qualche anno svolgo attività amministrative.
Nata sotto il segno dei pesci, amo essere amata e adoro sognare d’amore. Da sempre sono interessata a racconti sia comici, sia drammatici, poesia, film e fotografie, adoro la musica Italiana, i tormentoni estivi, le passeggiate al mare. Sono cattolica, credo in Dio, nella parola di Gesù, nell’esistenza di un’altra vita dopo la morte. Esco con piacere con le amiche per confrontare pensieri legati all’amore. Con loro mi trattengo anche per giocare con le carte dei tarocchi.
Il sentimento, che provo verso la natura, le persone e gli animali fa di me una donna sensibile. Qualche conoscente racconta che sono una donna capricciosa. Il mio aspetto esteriore non è perfetto, sono bionda, ho gli occhi azzurri. Il fascino nella mia persona è dato da una corporatura piccola e formosa, da un passo sensuale, da un profumo naturale. L’ingenuità e un sorriso spontaneo li ho ereditati dalla famiglia. Purtroppo non curo abbastanza il portamento e neanche il vestire perché costoso e impegnativo. Adoro mangiare abbondanti colazioni, meglio con frutta e brioche. Sono pigra, adoro rilassarmi davanti al PC, ancor più dormire. Vado pazza per lo shopping, non mi piace fare sport, dicono che sono viziata e fumo troppo.
La nottata appena trascorsa è stata agitata, cerco con lo sguardo l’amica, Angelica sta occupando il bagno, al cellulare ride con il compagno. Gli racconta oltre le cose che abbiamo visto, anche la mia disavventura. Ascolto la conversazione, l’amato la rende felice nell’offrire il buongiorno, lei parla della vacanza, io rimango in silenzio, lei lo saluta offrendogli un bacio.
Angelica ride mentre si prepara a uscire, infila i jeans, una maglietta dipinta a fiori, le Nike in tela, io invece indosso una lunga camicia a righe bianche e rosse, un leggings nero, un paio d’infradito ai piedi già gonfi. Lo zaino questa volta l’appoggio al petto e la sigaretta direttamente in bocca.
Dopo una breve colazione al bar della via, con Angelica vado a formalizzare la denuncia presso la stazione dei carabinieri vicino agli Uffizi.
Oggi visiteremo il paese di San Geminiano. Recandoci alla stazione degli autobus, raggiungiamo la località toscana. La borgata si presenta circondata da mura del XIII secolo, fantastiche torri troneggiano da millenni verso il cielo. Camminiamo sul percorso che ci porta in piazza della Cisterna dove tutto rimane in salita. Curiosando tra una vetrina e l’altra, Angelica cerca un vino speciale da regalare ad Andrea. Entriamo nell’enoteca “Corsi” per una degustazione, concludiamo che i vini sono eccellenti e ci promettiamo di ripassare nel tardo pomeriggio per comprare una bottiglia di Chianti. Sono solo due sorsi di ottimo vino e già mi sento sbronza. Cerco con il cellulare di fotografare le secolari torri, il Duomo di San Gimignano, l’amata amica che posa per me.
Verso mezzogiorno lo squillo del suo cellulare rompe l’attimo in cui il sole la copre di un’intensa luce. La sto nuovamente fotografando quando sento la sua voce dire:- Ciao amore, qui tutto è meraviglioso. Questa mattina abbiamo fatto colazione a Firenze. Raggiungendo l’autobus abbiamo visto tante cose. Qui ho bevuto un bicchierino di ottimo vino. Ora sono seduta sopra la scalinata della piazza del Duomo. Davanti a me c’è la Torre Grossa. Ho contato fino a nove torri, qui dicono che ce ne sono di più. Oggi sono caduta dagli scalini che danno accesso al Palazzo Vecchio del Podestà, mi sono fatta male sul fondoschiena ma ora sto meglio. Ciao amore a stasera -. Continuiamo la visita al borgo fino all’orario dell’ultimo autobus serale.
Arrivate a Firenze, torniamo al B&B per preparare come cena dell’insalata e un po’ di formaggio. Verso le ventuno ho appuntamento con la fiction rai “Questo nostro amore 80 ” , mentre guardo la tv, sento Angelica che sta parlando con voce mielosa al cellulare. Racconta ad Andrea la leggenda di San Gimignano, di quando due fratelli patrizi scappano da Roma per rifugiarsi in Valdelsa, dove costruirono due castelli, quello di Mucchio e quello di Silvia, dando origine al borgo di San Gimignano.
Giunte al terzo giorno di permanenza a Firenze, il cielo mostra nuvole gonfie di pioggia. La telefonata del buongiorno di Angelica finisce con l’ennesimo ciao Amore. Prendiamo l’ombrello e usciamo dal B&B per recarci nuovamente al vicino locale del caffè. Al bar del Moro gustiamo la colazione aspettando l’orario di apertura degli Uffizi. Sul bancone troviamo esposti esemplari di famosi vini. Tra le tante marche noto una bottiglia del brunello di Montalcino del 1978, immediatamente arrivano alla mente l’anno del mio matrimonio e la nascita della figlia. L’idea è di acquistarla e porla come cimelio assieme alla cristalleria nel mobile dei ricordi, naturalmente senza bancomat, né carta di credito non procedo all’acquisto.
Nelle gallerie degli Uffizi, Angelica percorre le sale ammirando quadri e sculture, io cerco le note opere di Caravaggio, Michelangelo, Botticelli, Tiziano e altri, fino ad arrivare al Vasari. Davanti all’opera del Canova “Amore e Psiche” racconto ad Angelica la storia che ripropone la lotta tra istinto e razionalità, tra cuore e cervello. Il mito narra l’avventura di due giovani Amore e Psiche. La bellezza di Psiche fa provare invidia a Venere madre di Amore e alle sue sorelle. Per vendicarsi da tale bellezza Venere chiede ad Amore di far scoccare la freccia dell’amore per Psiche verso un uomo brutto che non ricambia il sentimento. Amore quando vede la ragazza se ne innamora a tal punto che si sposano ma, una condizione, Psiche non dovrà guardarlo nel viso. Istigata dalle sorelle, Psiche non ubbidisce, Amore la abbandona. Venere, scoperto l’inganno del figlio, chiese agli Dei di allontanare per sempre la giovane dal cuore di Amore. Psiche si reca da Venere per reclamare l’amore del compagno e chiedere perdono. Per ottenere la grazia deve superare tre difficili prove. L’ultima consiste nell’andare nel mondo dei morti e chiedere alla dea Proserpina un po’ di bellezza. Ottenuta la scatola della bellezza, Psiche porta alla dea il prezioso contenuto ma dalla scatola esce il sonno. Psiche cade in un lungo letargo dal quale la risveglia Amore con un bacio. Finalmente gli amanti abbracciati vivono il lieto fine”.
Angelica con occhi languidi fotografa la scultura da inviare ad Andrea per rinnovare il sentimento che prova per lui. Guardo attraverso una finestra della galleria il panorama, vedo l’Arno e le canoe che si muovono sul lungo-argine, giovani persone remano, il sole splende sul verde prato affollato di gente. Uomini e donne stesi a terra giocano, ridono. Chiamo Angelica per farle ammirare il vicino tramonto. Porgendo un ultimo saluto ai busti degli imperatori romani, usciamo dagli Uffizi.
La visita, i tantissimi capolavori, i meravigliosi scenari hanno offuscato la vista, riprendo le forze nella celebre caffetteria “Gilli” per la pausa caffè e una sigaretta.
La serata finisce nella pizzeria “ Il gatto e la volpe” dove sono proposti primi piatti e pizze farcite da gustare anche all’aperto. La conversazione con Angelica è diventata monotona, sento inutile trattenersi nel locale, usciamo per fare un’ultima passeggiata serale alla ricerca della casa di Dante. Entrando al B&B la mente torna alla mia identità, alla persona che sono rimasta. Sono delusa del mio variabile stato d’animo, con occhi bagnati mi addormento.
Questa mattina sono stata svegliata da Angelica che già vestita, mi aspettava nell’angolo cucina con una tazza di the. Velocemente m’infilo sotto la doccia bollente, mi vesto comoda, ci rechiamo al bar per la colazione. Arriviamo nella città di Pisa: il caldo, la bella gente, la meravigliosa Torre, la Cattedrale, il Battistero, sono l’esempio della nostra bella Italia.
Angelica finalmente decide di sdraiarsi sopra l’erba del Campo dei Miracoli dove cullate dalla fresca aria parliamo un poco dei grandi uomini che hanno realizzato tali meraviglie, ridiamo e riposiamo per beneficiare di quell’intensa gioia.
Ancora supina sopra l’erba del Campo dei Miracoli, guardo le “unghie del diavolo”, poi per divertimento racconto ad Angelica che a Pisa la leggenda più famosa è sicuramente quella degli artigli del diavolo. Sulla facciata del Duomo verso il Camposanto si notano numerosi fori situati su un pezzo di marmo. La leggenda attribuisce al demone geloso della bellezza della piazza il tentativo di distruggerla con unghie e fuoco; aggrappandosi con gli artigli sul Duomo sputa fuoco per bruciare il Campo ma, bloccato da un angelo, cade lasciando i buchini. Ogni volta che proviamo a contarli è sempre un numero totale diverso.
Tornate a Firenze ceniamo da McDonald’s, prendiamo un menù da quattro euro e novanta con doppie patatine poi usciamo. Giunte al B&B i nostri cellulari squillano, al telefono di Angelica risponde il suo amore, nel mio sento la voce carezzevole di un amico che dice: ”Ciao amore”.
Rido davanti ad Angelica, rispondo all’uomo dicendo:- Guarda che ti sbagli, io sono solo la tua amica-.
Ho conosciuto un signore l’estate scorsa, si chiama Peter. L’uomo raccontava di essere separato dalla moglie, di avere sessant’anni e di essere padre e nonno. Si presentava alzando le mani, diceva che ha un mare di debiti e di lavorare in provincia presso un CAF. Spostandosi per lavoro dalle vicine colline, raccontava di vivere con il padre e la madre. Come un nomade con il suo camper trascorre le ore del suo tempo libero pescando tra le città di Fano e Ravenna. Diceva di essere in cerca di compagnia, a volte incontrava vecchie amiche, altre, delle donne a suo dire “generose”. Peter parlava della figlia come di una donna da proteggere, della nipote d’amare, avrebbe voluto una compagna con cui condividere la vita.
Vedo Peter come un amico intelligente, un calcolatore di pensieri, le parole sono tranquille, sembra astuto, ma è ingenuo. Il suo pensiero appare sincero, fondamentalmente sembra un buon uomo. La sensibilità e la tenerezza di Peter mi fanno pensare che abbia problemi affettivi e di salute, non ha nulla di speciale nel fisico che mi attrae, ma, la mia criticità non esclude l’amicizia.
Peter, apparentemente, ha l’età giusta per voler vivere ancora una storia d’amore, i limiti a mio avviso sono: la situazione economica, i problemi di salute, l’ex moglie e l’aspetto esteriore. Sono attratta dalla sua voce, specialmente quella al telefono.
Al cellulare racconto a Peter del furto, delle città visitate e della gita a Siena che avrei fatto l’indomani, salutando auguro la buona notte.
Arrivate con il sole già alto a Siena, Angelica ed io rimaniamo affascinate dal magnifico paesaggio.
La città medievale si distingue dalle altre per i suoi edifici in mattone. La piazza centrale a forma di ventaglio detta “ del Campo” è fantastica. Questa secolare area è circondata dal Palazzo Pubblico edificato in stile Gotico e dalla Torre del Mangia edificata nel XIV secolo. Tra le vie urbane vediamo diciassette storiche Cattedrali, la preferita e meritevole di una visita è il Santuario di Santa Caterina.
Oltrepassando i portici del Santuario ci troviamo ad ammirare la casa natale della Santa completa di affreschi dipinti sul muro che narrano l’onorata vita della fanciulla. L’apprezzamento maggiore è per la chiesetta del Crocefisso, dove all’interno vedo il miracoloso Crocefisso di legno posato davanti all’altare. Le immagini di Santa Caterina sono a ogni angolo, pitture di angeli adornano l’intero soffitto.
Seduta sulla panca prego la Santa per i miei cari, prego anche all’immagine di Gesù sul Crocefisso Miracoloso per ottenere un desiderio. Ripresa dall’emozione, mi accorgo che Angelica è semi-sdraiata sopra la panca avanti a me con lo sguardo perso verso l’alto. In un primo momento mi preoccupo poi accorgendomi che sta ammirando la Volta Centrale, guardo anch’io l’affresco del settecento: i rilievi e gli angeli ai miei occhi appaiono viventi.
In tarda ora arriviamo a Firenze, dove frettolosamente cerchiamo un negozio di generi alimentari per comprare l’ennesima insalata e mangiarla nel nostro alloggio. Sono molto stanca, penso alla vacanza, al viaggio di rientro, al fatto che nonostante le belle giornate vissute sono insoddisfatta. Riflettendo sulle mie abitudini, riassumo che avrei preferito camminare di meno su quelle arse strade, volentieri sarei stata con le mani nella mano di Angelica a parlare del più e del meno. Le avrei raccontato cenni di storia, altre fantasticherie e forse progettato anche un nuovo viaggio. Sarebbe stato bello scambiare idee su gusti culinari, abbigliamento, ridere e spettegolare su i nostri uomini. Fiabesche sarebbero state quelle giornate di vacanza se avessimo avuto più complicità.
E ’arrivato il giorno della partenza, entro le ore dieci di questa mattina dobbiamo lasciare l’appartamento, alle diciassette parte “Freccia Rossa” per portarci nella “ Perla Verde” della Romagna.
Angelica ha già dato il buongiorno e qualche notizia in più all’amato. Mentre si trucca, chiede a me di sentire con la proprietaria del B&B se hanno un deposito per i bagagli dove lasciare i nostri per qualche ora. Risponde di no. Preparo il trolley svogliatamente, la valigia dell’amica è già pronta. Ad Angelica chiedo il programma per la giornata, sappiamo perfettamente che i bagagli rendono difficoltoso l’ultimo itinerario. Dobbiamo decidere in fretta dove lasciarli! Purtroppo, all’interno di chiese e musei è vietato portarli.
Facciamo un’ultima colazione al vicino bar poi rientriamo in stanza per raccogliere le ultime cose e consegnare le chiavi. Squilla il cellulare, guardando sul display, vedo che sta chiamando Peter.
Pronto! Buongiorno - rispondo. Buongiorno! Oggi posso chiamarti amore? - No! Non puoi, non sono il tuo amore! Ripeto che sono solo una tua amica, ok? - Oggi torni a casa? Posso venire in stazione a prenderti? A che ora arriverai? Voglio vederti! - No, oggi no! - E domani? - No! Non posso, domani avrò un compleanno a casa di Angelica e non posso! - Sei impegnata tutto il giorno? - Si! - Dai trova un minuto per me, ho voglia di vederti! - Ok, vedremo domani, ci sentiremo domani, va bene? - Grazie amore! - Uffa, ti dico che non sono il tuo amore! - Ok, grazie a domani e …ciao amica.-
Angelica oggi è distratta, consegnando le chiavi salutiamo il gestore e usciamo con i bagagli.
Siamo decise a trascorrere ancora qualche ora in questa incantevole città, quindi dirigendoci al deposito bagagli della stazione di Santa Maria Novella, lasciamo le nostre cose e torniamo questa volta a visitare la Basilica di Santa Croce.
In origine la chiesa era un oratorio fondato da San Francesco D’Assisi, oggi la vediamo come luogo di sepoltura d’illustri personaggi Italiani. Testimone di un passato glorioso, la basilica è resa ancora più bella grazie al chiostro conosciuto come “della morte” e le numerose cappelle.
M’incanto in quel luogo sacro, con il cellulare continuo a fotografare anche Angelica tra piante di fiori poste su vasi, tra portici e loggiati. Sostiamo in quella zona di morte ignare delle sepolture che si trovano sotto quel manto verde contornato dalle arcate, ignare che quel posto era stato progettato dal Brunelleschi.
Vediamo una testimonianza dell’alluvione del 1966: ragazzi e bambini della scuola primaria e secondaria hanno realizzato sotto i loggiati una mostra con disegni e fotografie a rappresentazione dei fatti e dello stato dell’epoca.
Le immagini portano alla mente momenti di vita lontani, quando bambina vedevo il disastro in tv, precipitavo ancora una volta nel passato. Assieme ai genitori, avevo cinque sorelle e due fratelli, sono cresciuta prendendomi cura di loro. A tredici anni sentivo nel cuore un gran bisogno d’affetto, divenuta adulta, con il matrimonio donavo al compagno la figlia. Ho conosciuto la miseria, la felicità, la passione, l’amore, la sofferenza. La solitudine è entrata nel cuore per diventare nella mia vita una condanna voluta: non volevo dimenticare i dolci ricordi. Oggi sento il bisogno di uscire da quel tormento, vorrei vivere per donare e ricevere nuovamente amore.
Sono con Angelica seduta su alcuni gradini dell’omonima piazza davanti alla Basilica, il suo cellulare squilla vivacemente, è l’ora del sole sulla testa, c’è Andrea al telefono.
Ho conosciuto Andrea qualche mese fa, si era presentato al tavolo di un locale dove Angelica ed io gustavamo piadina con prosciutto e hamburger con patatine. Con un sorriso si sedeva accanto per incontrare gli occhi di lei. Andrea è un uomo di sessant’anni pieno d’impegni lavorativi e hobby.
A sentire l’amica ha una notevole cultura, molta vitalità e quando parla di poesia sprigiona energia positiva. A volte Andrea chiede a me di condividere il pensiero sul comportamento di Angelica.
Altre volte è Angelica che vuole condividere i suoi stati d’animo. Mi trovo a pensare alla relazione d’amore come un continuo bisogno di fiducia, di sicurezza affettiva, di stabilità e protezione.
La relazione tra amanti è sempre legata a un’attrazione fisica, a una passione erotica che ci rende vivi. Il coinvolgimento in questa storia ha mosso in me qualcosa che dormiva nella testa.
Sono contenta di aver visitato il luogo di culto e felice di aver trascorso una splendida vacanza con l’amica.



Allargo le porte dell’inferno

L’appartamento dove vivo si trova sul promontorio del Belvedere a Misano Adriatico. Le vicine colline ingannano lo sconosciuto che non conosce il territorio. Diviso in frazioni, il Comune si estende dal mare alla collina nelle diverse zone che portano i nomi di: Misano Brasile, Misano centro, Portoverde, Belvedere, Celle, Misano Monte, Santa Monica, Scacciano e altre.
La città balneare accoglie oltre i residenti anche una folla di turisti che simpaticamente nel periodo estivo soggiorna per godere di gioiose vacanze. Durante la passeggiata sul litorale, il profumo del mare regala ai vacanzieri degli stimoli carichi di eccitazione. Accogliendo le iniziative del Comune, le serate sono ideate all’insegna della musica, di prodotti dell’artigianato, di sapori locali.
Il gioiello rimane Portoverde con le sue caratteristiche casette bianche e il tondeggiante porto. Stupende imbarcazioni spiccano nell’insenatura che oggi vanta due darsene e un lungo pontile di legno soprannominato “ il salotto dell’adriatico”. L’autodromo di “Santamonica” dista pochi chilometri dal mare. Negli ultimi anni le gare motociclistiche del circuito misanese hanno portato fama al nostro Comune.
Nel periodo invernale la città tace, appare dormiente, i paesani sembrano assenti, le case estive, gli alberghi, i negozi rimangono chiusi.
Sono soddisfatta della casa che ho comprato ma, essendo la zona del Belvedere povera di servizi, ogni volta che varco la porta dell’abitazione tendo a isolarmi dal resto del mondo. Distante da Riccione e dal posto di lavoro, la solitudine entra in me per trasformarsi in malinconia. Guardo fotografie postate sulla parete di un muro bianco, le immagini raccontano momenti gioiosi, ricordano i cari e una prigionia di vita voluta. Racchiusa, respiro l’aria profumata di muschio che si mescola con quella del mare, entro nella stanza da letto, mi addormento.
Svegliata con il sole già alto, la domenica mattina raggiungo in auto l’amica. Angelica vive in un piccolo paese che costeggia il Marecchia. Da casa sua quando guardo verso le stelle, vedo il castello di Verucchio racchiuso dentro una fortezza malatestiana. L’appartamento dell’amica è ricavato da un casolare coperto da vincoli delle “belle arti”, è un rustico con tre abitazioni, dove vive con i famigliari. Unita alla famiglia, pranzo assaporando tagliatelle con il ragù e, alla fine del banchetto, gusto la desiderata torta di compleanno.
Nel pomeriggio al cellulare Peter chiede se riesco a liberarmi dall’impegno, accetto l’invito per le sedici. Incontrandolo al parcheggio vicino al suo posto di lavoro con le braccia aperte, lo vedo in attesa di baciarmi. Sorpresa, contraccambio l’abbraccio appoggiando le labbra alle sue.
In auto, andiamo a prendere un caffè in uno dei bar estivi che si trovano lungo il litorale, in seguito raggiungiamo la zona riminese dove Peter intende comprare un appartamento.
Sono a passeggiare lungo la costa di Rimini con la mano nella mano calda di lui, il suo viso è felice, il vento sposta i lunghi capelli. Lo guardo attentamente per capire cosa mi piace di quest’uomo che continua a dire di amarmi. Non mi piace niente! Non ha nulla che mi attrae! Non ha nulla da offrire! Non mi piace neanche la località turistica dove andrà ad abitare! Continuo a vederlo disordinato, non è attento alle parole che dico e neanche alle richieste fatte. Vedo felicità nei suoi occhi, l’espressione è di un innamorato, mah! A me arriva solo tenerezza.
La zona periferica di Rimini dove stiamo passeggiando rimane isolata dal centro ed è tra le più povere della riviera romagnola. Torre Pedrera è una piccola località balneare che si è sviluppata attorno agli anni sessanta, oggi la vita cittadina si snoda lungo la via del mare dove sorgono hotel e locali attrattivi. Camminando lungo l’Adriatica vedo gli scogli ostacolare il flusso del mare, la spiaggia appare scura, i granelli di sabbia formano valli e dune poco pulite. Sulla spiaggia gli ombrelloni fissati a terra su basi di cemento sono già aperti e i primi bagnanti annunciano l’arrivo del caldo. Stesi sullo sdraio, i nativi sono convinti di respirare ossigeno pulito e di catturare qualche raggio di sole per sfoggiare un’abbronzatura dorata. Il suono del mare s’infrange sugli scogli, l’odore della salsedine che arriva sulla pelle mi rende nervosa. Accorta che il cellulare era rimasto in auto, chiedo a Peter di andare a recuperarlo, quindi di tornare al Belvedere per preparare una cena, poi finita con dessert di panna cotta.
Oggi primo maggio si festeggia la Festa dei lavoratori. A Cattolica c’è la grande Fiera dei fiori
dove, ogni anno, sono adornate la piazza “Primo Maggio” e la bellissima “Fontana delle Sirene” che, a suon di musica, fa danzare l’acqua per attrarre i turisti. Non ho voglia di andare alla festa, sono sola e preferisco rimanere in casa a riposare, la solitudine diventa ancora una volta malinconia.
Peter aveva appuntamento con me questa mattina ma non si è fatto sentire, decido di stirare e sistemare casa. Angelica ha telefonato per dirmi che Andrea le ha regalato ventitré rose rosse e che verso fine settimana avrebbero trascorso tre bellissimi giorni di vacanza. Rinuncio alle pulizie, non mangio e vado a dormire.
Il cellulare squilla, è mio marito che dice:- vivi, vivi la tua vita-. Era solo un sogno! Al telefono questa volta c’è Peter, per rabbia non rispondo. Calmando la collera, nella serata rispondo alla sua telefonata. Racconta di non essere stato in grado di raggiungermi perché doveva fare una commissione per la figlia. Naturalmente la figlia viene prima di tutti! Il padre amorevole corre sempre incontro ai bisogni della prole! Un nonno adorabile deve garantire la continuità familiare con la sua presenza! Quella mattina a richiesta della figlia, doveva ritirare un dondolo comprato alla fiera. Non potendo avvisarmi dell’imprevista richiesta, lasciava il telefono muto in auto. Perdonato con riserva, gli dico che dovrebbe rispettare anche la mia persona.
Le telefonate di Peter sono diventate ripetitive, inizia al mattino con il buongiorno, prosegue durante le ore chiedendomi come sto, finisce sempre con un ti amo. Durante la sera le telefonate diventavano più intime, a volte mi trovo a giocare e ridere. Domenica mattina lo squillo del telefono mi sveglia, dall’altra parte la voce dice:- Buongiorno amore! Come stai oggi? Andiamo fare un giro in auto da qualche parte? Questa sera cena in pizzeria?-. Sono contenta della richiesta, accettando l’invito salgo nell’auto e partiamo per andare a Fano.
La città di Fano dista da Misano Adriatico circa venti chilometri. Avevo già visitato l’attraente città l’estate scorsa in occasione di un velocissimo tour turistico. In quel periodo ero in gita accompagnata dalla figlia, dal suo compagno e dalla consuocera. L’emozione in quell’occasione era soprattutto per Tania che si trovava in dolce attesa, il caldo e la corsa nel seguire la camminata turistica avevano reso la visita superflua. Ricordavo comunque di aver già acquisito molte informazioni della città marchigiana dai commenti fatti per il servizio fotografico realizzato dal collega Stefano. In quell’occasione scrivevo della città fanese come di un antico e importante centro romano, conosciuto soprattutto per la fama della Dea Fanum Fortunae, nome che rimanda al Tempio della Fortuna. Durante il tour io e famiglia, ci eravamo soffermati davanti alla corte Malatestiana che fa da cornice nel periodo estivo a spettacoli musicali e teatrali. Oltrepassando Porta Maggiore detta anche Arco D’Augusto, vedevo la stupenda facciata romanica del Duomo tripartita a capanna ed entrando nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, rimanevo affascinata dal pulpito sopraelevato da colonne marmoree che, a loro volta, erano appoggiate su leoni di granito rosso. All’interno della chiesa non poteva passare inosservata la stupenda cappella Nolfi del XVII secolo.
Nel periodo autunnale ero tornata a Fano con Angelica, rimanendo affascinata dalle antiche mura romane, il desiderio era di ammirarle nella loro totalità e di vedere il centro storico che ancor oggi è considerato “lo scrigno misterioso del passato”. Nel centro storico trovavo il meraviglioso Palazzo della Ragione, ora sede del Teatro della Fortuna che si affaccia sulla piazza XX settembre. La piazza troppo soleggiata e ornata solamente dalla cinquecentesca Fontana della Fortuna, appariva come una cartolina. Tavoli e sedie vuote occupavano parte del suolo pubblico rendendo lo spazio meno solitario. Nell’itinerario con Angelica c’era anche la visita del lungomare di Fano Marittima con il suo porto come meta obbligatoria. Lungo la strada che raggiunge il mare, fotografavo il panorama e la vista dal pontile. Nello stesso tempo raccontavo ad Angelica la leggenda popolare che vuole per tradizione ricordare la storia di Cassandra.
La cittadella di Cassandra sembra essere veramente esistita, i Fanesi dicono che si trovava tra il canalone di Fano e la Grotta delle Fate. La gente del posto ci tramanda che gli abitanti, dediti alla produzione di olio e vino, potevano avvalersi di un mulino che macinava pepite d’oro.
Fano, in dialetto Gallo-Piceno è un comune delle Marche. Il nome Fano presso gli antichi romani significava consacrato, in seguito è diventato tempio consacrato a una divinità! Che sia della dea Fortuna? Fatto sta, che Fano è la città natale di Peter.
Oggi chiedo al mio “ cicerone” di soffermarsi come prima tappa davanti al Monumento ai Caduti quindi di continuare per una visita alla Chiesa di San Pietro in Valle. Proseguendo sulla vecchia Flaminia verso l’antico foro, mi accorgo un’altra volta di camminare con la mano nella mano fragile dell’altro. Trenta minuti di visita guidata da Peter e le sue gambe cedono per stanchezza. Seduti sul muretto adiacente all’aiuola del Museo civico, riposiamo ascoltando da youtube un pezzo del Benigni “Ama e fatti amare”. Commentiamo piacevolmente l’opera dei Dieci Comandamenti e parliamo dell’esistenza di Dio. Camminando ancora un po’ in cerca di un tranquillo bar entriamo in quello del Corso. Peter domanda una “Moretta” al cameriere, poi mi racconta l’origine della bevanda elencando gli ingredienti. La miscela è composta di caffè, rum, anice e brandy. Il detto fanese tramanda che gli antichi pescatori prima di uscire in mare prendevano i rimasugli di liquori lasciati sul fondo delle bottiglie e con del caffè le mescolavano, questo per riscaldarsi dalle gelide giornate invernali. Riprendendo il cammino verso l’auto non troviamo la zona del parcheggio, ricordiamo comunque la sosta attorno alle mura esterne del centro storico. Seguiamo le mura romane e troviamo i resti di un’antica Rocca testimone del dominio dei Malatesta e la Porta della Mandria. E’ quasi buio, il mio cicerone confessa di essersi perso tra angoli romantici e panchine accoglienti. Dopo un’ora troviamo l’auto nel parcheggio posto davanti all’ingresso della città. Saliti nella vettura, decidiamo di cenare a casa.
Angelica al telefono è felice! Vuole ricordarmi di fare i documenti, poi racconta della meravigliosa gita con Andrea a Comacchio, dove nell’intreccio di vicoli e canali hanno ammirato diversi monumenti e assaporato alcuni cibi locali. La città descritta da Angelica appare come una piccola Venezia, riferisce che passeggiando sopra Ponte Pallotta dove sotto le tre arcate scorre lo snodo d’acqua che arriva al mare, ha fatto una serie di selfie e fotografie. Affascinati dalla Cattedrale di San Cassiano e dalla Torre Campanaria che si trova in mezzo alla piazza XX settembre, arrivano mano nella mano alla romantica laguna dove avviene la nidificazione di fenicotteri.
Parla soprattutto della gita a Brisighella, dove ha visto il borgo medievale che, secondo lei, è uno spettacolo a cielo aperto. La Rocca, la Torre dell’orologio erano animate da una festa che annualmente ri-evoca con costumi e tamburi il periodo della Signoria della famiglia Manfredi, dalla quale deriva il nome della Rocca detta appunto “ Manfredina”. La ricostruzione del periodo storico era curata in ogni minimo particolare, divertita dall’atmosfera, fa cenni di un Canto del sommo Dante che descrive il borgo e il ghibellino “Pagani” come l’innominabile.
Angelica lamenta che le giornate sono volate, ora rimane l’attesa, la telefonata che augura il buongiorno, il momento di un aperitivo, incontrare l’amato solo qualche minuto per un bacio segreto in auto.
Durante la telefonata Angelica mi parla di una sensitiva che abita a Rimini, dice che un conoscente è rimasto sorpreso della medium. Il mondo occulto, il mistero, i fenomeni paranormali mi affascinano da sempre, la curiosità di trovare risposte fa il resto. Ho chiesto ad Angelica di programmare un appuntamento.
E’ un po’ di tempo che penso al rapporto con Peter. Negli ultimi tempi mi trovavo sempre più spesso mano nella mano a fare lunghe passeggiate. Siamo stati ai piedi del monte Bartolo scalzi ad ammirare il tramonto e sul pontile di Cattolica per assaporare il profumo del mare. Seduti sulla costa abbracciati e sorridenti parlavamo di barche, di pesca, del porto. A Pesaro abbiamo preso la strada che dal mare porta al “Rossini”, abbracciata al suo fianco compravo le Superga.
Camminavo tranquilla! Le sue mani a volte fragili, altre volte forti non mi facevano paura! Mi sentivo sicura! Le mani strette nelle mie ancora una volta facevano volare i pensieri e sentire il suo passo pesante. Non sono più in imbarazzo! Tra le vie della città guardavo il suo volto e pensavo al mio bisogno. Voglio di nuovo un marito! Prendendo l’auto, chiedevo a Peter di andare a “perderci” sulle colline riminesi. Tra Saludecio, Mondaino e Montegridolfo insiste nel parlarmi d’amore. Rimanendo in silenzio ascoltavo il suono dell’aria. Respiro!
Venerdì pomeriggio sul muretto del cortile di casa, penso nuovamente a mio marito, alla famiglia, a quei sentimenti sempre presenti che amo ricordare. Con brani musicali del passato ritorno a vivere le emozioni che mi avevano vista felice. Rispondo al cellulare singhiozzante, Peter spaventato domanda:- Come va amore? - Asciugandomi gli occhi rispondo che sto ascoltando vecchie canzoni di Cocciante e Venditti. Dico che alla mente torna il passato, mio marito! Quest’anno avremmo festeggiato quarant’anni di matrimonio! Un festeggiamento che ora rimane solo nel sogno.
Ricevo un messaggio vocale che parla d’amore da Peter. Per la prima volta avverto un’emozione inaspettata. Confuso, confessa di amarmi, racconta di immaginare il dolore che ho nel cuore e sa di non potersi sostituire all’amato. Riconosce di non essere l’uomo immaginato da me, con voce tremolante ripete di sapere quali sono i suoi limiti e di non potermi donare nulla se non amore. Racconta di non conoscere Dio e di non pregare ma, se potesse… chiederebbe agli Dei, al Dio dell’amore, di essere accettato da me così com’è, con lo stesso sentimento che lui prova nei miei confronti. Il messaggio scuote la testa, non sono sicura dei miei pensieri! Dei sentimenti che provo! Rivolgendomi alla consuocera e sorella, chiedo aiuto. Ascoltando la sorprendente registrazione confermano la verità di quelle parole, di quel sentimento. Quello che arriva dal messaggio è molto bello. Rassicurata, accetto l’uomo per amarlo.
L’esperienza avuta nel matrimonio era di dedizione, amore e accettazione. Nel rispetto dell’altro era mantenere sempre la propria identità e dignità, compresa la libertà personale e mentale. E’ mia intenzione nel rapporto con Peter, conquistare oltre il sentimento d’amore, fiducia e rispetto poi con il tempo giungere a un’unione civile. Peter è un uomo che ha vissuto facili avventure con donne discutibili. Per la salute chiedo l’esame dell’H.I.V. Confesso che non sono sicura dei sentimenti che sento nei suoi confronti, in ogni caso vorrei provare ad avere una relazione che garantisca stabilità affettiva. Peter cena a casa mia, alle ventitré l’invito a uscire giacché è tardissimo, volevo dormire. La mattina da Whats App leggo: - Sono arrivato, sono stanco morto e casco dal sonno. La prossima volta mi fermo a dormire da te, buona notte. Buongiorno, sono arrivato a fatica, un paio di svarioni dopo Villa ma per fortuna non c’era nessuno. Se torno da te, mi fermo anche a dormire. Se non posso fermarmi, non vengo. Non mi va di giocarmi la vita per un colpo di sonno. Se vorrai domani, dopo le sette vengo da te. Se nel weekend non vuoi venire al mare con me, basta dirlo, non c’è nessun problema. Domani, anzi oggi, ti chiamo. Ti amo. Ciao! Ti amo ma non vuol dire che devo rischiare la vita in auto. Ieri stavi per diventare vedova per la terza volta! In senso figurato, s’intende. Pensa che ancora non mi hai neppure sposato. Sarà bene che ti decidi!!! -
Interpreto la sua richiesta di dormire a casa mia come una necessità dettata dalla stanchezza, in effetti, i chilometri che distano tra la mia abitazione e la sua, non gli permettono la lucidità nella guida ma, i dubbi che ho nella testa mi fanno rispondere con lacrime agli occhi:- Ciao Peter ti voglio bene, mi fai ridere, non è solo compagnia! Sono sicura di stare bene con te, molto bene! Mi stai rubando la mente, forse anche il cuore! Sento una sensazione strana quando sto con te e anche quando siamo in chat! Avrei tanta voglia di stare con te ma ho tanta confusione, lo ripeto, confusione! E’ bello stare con te, in silenzio o ascoltando musica, passeggiare! Lo farei per tutta la vita, ma… credo fermamente che ciò che proviamo l’uno per l’altro non è amore. E’ desiderio!
Se poi penso che... magari saresti anche un perfetto amante? … ho paura e tanti dubbi. Sei un uomo, non un bambino! Io ti auguro amore. Mi stai facendo piangere. Ciao!
Leggendo quanto ho scritto, Peter comprende i miei dubbi e paure ma insiste commentando:
- Non piangere. Io sono con te. Ti voglio bene. Ti amo e forse potrei essere anche un pessimo amante. Te la immagini la delusione! Te la immagini. Ti amo, voglio, ripeto voglio! Vivere con te. Fare tutte le cose con te, tutte, ma se devi piangere lascio perdere, mi comporterò come un amico, aspetterò al tuo fianco, cercherò di sorreggerti se ne avrai bisogno e se vorrai, cercherò di essere sempre presente poi il fato deciderà per noi. Puoi darmi indietro il capello che mi hai strappato ieri sera! Non hai bisogno di fare riti magici! Ho fatto tutto da solo! E… ti assicuro che non è affatto vero che ho sempre lo stesso tono di voce. A volte mi altero e non sono affatto carino. Questa sera vorrei trascorrerla con te, domani non ci vedremo. Ti chiamo più tardi, un bacio, ti amo - .
Peter non accetta le mie risposte e mi trovo a scrivere e ripetere i dubbi: - No! Mi scoppia la testa! Ho gli occhi gonfi. Cerco di non pensare. Difficilmente riesco a non pensare a questa storia. Alla nostra storia? Lasciami! Io faccio morire le storie, gli amori, le persone, lasciami! -
Non ho più parole, Peter non ascolta, con lusinghe d’amore continua a scrivere:- Non posso. Ti amo appena stacco vengo da te, poi! Che sia ciò che Dio vuole! Speriamo che il Dio di oggi sia Venere! Non sono e non sarò mai uno stalker. Ma ti chiedo di non farlo, te lo chiedo perché ti amo e non riesco a fare a meno di te. Se sei invece convinta, blocca il mio numero (sai bene come si fa!). Appena stacco vengo da te, augurandomi che non sia l’ultima volta che lo faccio. Non so se avrò altre occasioni per dirtelo, con te ho vissuto una bellissima esperienza, vorrei continuare per sempre. Ti amo! Ho un brutto presentimento. Mi sa tanto che ti perdo. Se devi stare male, forse è meglio che io la chiuda qui. Mi metto il cuore in pace e aspetto che tutto si risolva, cioè, devo smettere di cercarti. E come smetto di farlo, come se fosse facile?? Ma ti amo e devo farlo. Riguardati amore. Questa mattina mi sono svegliato e mi sono accorto di avere tutti i capelli bianchi. In questi due giorni ho avuto un vero crollo fisico. Penso di essere arrivato alla frutta. Mi sa tanto che Peter Pan abbia appeso le sue ali al classico chiodo -.
Volevo un uomo forte, passionale, una persona bella, buona e sensibile, soprattutto esperta nell’arte dell’amore. Lo avrei voluto sicuro di sé e consapevole che nel rapporto a due il rispetto debba essere lo strumento che fa vivere la coppia. Ho sentito per più di un mese chiamarmi amore e ogni giorno sul cellulare vedevo scritto “ ti amo”. Quel focoso pomeriggio provai ad aprire le porte dell’inferno che da qualche tempo tormenta il corpo. Che delusione! Sopraffatta dai sentimenti provati, cercavo di dargli una chance. Accogliendo Peter a cena, sentivo la richiesta imbarazzante di dargli le chiavi di casa, impaurita le negavo. Era tutto troppo veloce, la routine della mia vita non mi apparteneva più, il pensiero era di abbandonare la storia lasciando l’uomo fuori dalla mia vita.
In quel periodo stavo scrivendo una storia dove raccontavo di un uomo che si definiva come Peter Pan. Parlavo dell’incontro, dello stato d’animo e dell’impressione avuta, della fine del rapporto per mancanza di quel sentimento che rende unico l’amore. Con sensibilità consegnavo a Peter il piccolo manoscritto certa che avrebbe capito il riferimento. La storia appena cominciata per me era già finita. Ha lettura finita, vedevo l’accettazione dell’uomo che invece di andarsene si beveva una bottiglia di birra mostrando ribellione. Peter si addormenta sul letto, guardo l’orario e decido di lasciarlo in casa. Nel silenzio di quella notte sentivo il respiro rumoroso di lui. Ogni tanto alcuni passi felpati venivano verso il letto, mani lisce accarezzavano i capelli, sfioravano i seni, poi coprendomi il corpo con il lenzuolo tornava a dormire. Fingendo di non sentirlo il desiderio era quello di essere posseduta. Avrei voluto fare l’amore invece nella quiete del mattino Peter si veste ed esce.
Quel pomeriggio avevo appuntamento con la sensitiva Debora. Peter vuole accompagnarmi, ripeto che conosco la strada e che sono con Angelica, ma devo arrendermi, decido l’incontro. Ci troviamo nei pressi del casello autostradale di Rimini poi parliamo un poco di noi e quando arriva Angelica, invito Peter a rientrare in auto perché lo avremmo seguito. Non volevo presentarlo ad Angelica. Era tremendamente disordinato nei capelli! Nell’abbigliamento vestiva come uno scaricatore di porto! Preferivo seguirlo con la nostra auto facendo in modo che l’amica non lo giudicasse.
Arrivate dalla donna che si destreggia con la scrittura automatica, chiedo di parlare con mio marito. Dalle parole ascoltate in effetti, riconosco alcuni intimi particolari che possono confermare la presenza. Chiedo a mio marito l’approvazione di quanto sto vivendo in amore. Confusa e con lacrime agli occhi sento la risposta:- non fidarti, non è sincero-.
E’ sabato sera, Angelica ed io andiamo ad ascoltare una cover di Battisti con altre due amiche e mia sorella. Nel locale con l’insegna “house of rock” mangiamo pizza tra risate e musica. Cercando nuovamente un confronto con le amiche, confido il sentito dalla sensitiva e ripeto che non può essere vero! Squilla il cellulare e non rispondo. Peter messaggiando vuole notizie. Scrivo non sei sincero! Non cercarmi più!
Stamani, svegliata dal suono del campanello, all’ingresso vedo Peter sconvolto, non vuole credermi, non accetta che una fattucchiera sputi sentenze. Rispondo comunque che la scelta di lasciarlo è una mia decisione. Gli rammento che è già stata presa prima di quell’incontro. Lo informo nuovamente che dovrà accettarla e andarsene, invece dopo un primo lamento, pranziamo.
Andiamo in passeggiata al mare. Siamo sulla costa di Cattolica, il vento soffia ancora, ho deciso che lascerò che il tempo trascorra, non so fino quando ma adesso voglio vivere questo sentimento. Seduti sullo scoglio, la sabbia vola sulla pelle bagnata, le sue braccia circondano il mio corpo. Guardo il suo volto, gli occhi erano verso l’orizzonte, il desiderio è di baciarlo.
Andiamo a casa, la doccia è fresca, il corpo nudo, abbronzato, vanitoso e desideroso, lo bacio. Questa volta il bacio ha una forma diversa, lo voglio. Ancorata tra le sue braccia, dice: - andrò dal medico, magari per farmi prescrivere delle pillole blu-. Quella notte accettavo la presenza di Peter nel letto.

Lo specchio di Grimilde

Sono seduta sul muretto di casa, sono stanchissima! Aspetto Angelica poi arriverà anche Martina. Spero diventino amiche. Siamo tre donne molto prese da uomini che non ci meritano. Che cosa diremmo questa sera? Domando alle amiche se i sentimenti rendono ciechi i rapporti, chiedo anche cosa sia l'amore, come si fa a riconoscerlo e dove si trova, rispondono: - Ovunque-.
Sono passate alcune settimane da quando è iniziata la storia con Peter, oggi dall’aeroporto di Bologna arriva mia figlia con famiglia al seguito per trascorrere due settimane di vacanza a Riccione. Ho voglia di abbracciarla e trascorrere queste vacanze in libertà, senza interferenze. Chiedo a Peter di rispettarmi, in questo periodo è importante per me non sentirci, né vederci. Lo vedo agitato, non vuole credere di stare lontano da me per tanto tempo, spiego che non è mia intenzione fare le presentazioni perché è troppo presto. Sicura di non conoscerlo abbastanza insicura dei sentimenti provati, non voglio considerarlo il mio compagno.
Tania è arrivata con in braccio la piccola Mary, il compagno Denis e la consuocera Patrizia.
Raggiunta la spiaggia, attraversiamo il bagno novanta e prenotiamo un posto in ombra con tre lettini. Tania è entusiasta di essere tornata a Riccione, il mare, la spiaggia per Mary è una scoperta meravigliosa, l’angolo giochi un’attrazione irrinunciabile.
Devo lavorare ancora una settimana prima di fare le meritate ferie. La mattina esco da casa per recarmi al lavoro, i messaggi di Peter al cellulare continuano e finiscono sempre con parole d’amore. Nel pomeriggio vedo scritto: posso chiamarti? Possiamo vederci per un caffè?
Considerato che Tania è al mare ancora un poco, accetto. Qualche giorno dopo arriva la stessa richiesta, andando verso casa telefono a mia figlia per farle sapere che mi trattengo cinque minuti al bar con Peter, la informo che essendo arrivato da Santarcangelo rimaneva scortese non raggiungerlo. Tania sorpresa sorride poi risponde:- invitalo a pranzo!-. Sono irrequieta, dopo le presentazioni vedo Peter integrarsi nelle varie conversazioni certo nell’idea di essere il benvenuto. Mangiamo dividendo in cinque le tre fiorentine che gustiamo con l’insalata. Ho una famiglia bellissima, sono contenta e orgogliosa di loro, Tania, Denis e Patrizia con comprensione sono riusciti a mettermi a mio agio, fidandosi dei sentimenti provati. Conoscono la mia indole, la solitudine che provo, l’importanza che avrà per me un compagno nel quotidiano, nella vita.
Le vacanze sono finite, con un po’ di tristezza nel cuore saluto i miei cari.
Sono alla festa delle streghe nel magico paese di San Giovanni in Marignano. Come ogni anno lo scenario è quello vestito con proiezioni di luci verso il cielo. Immagini di fattucchiere ballano sospese tra i tetti, in mezzo ai fuochi, tra i lampioni. Vecchiette nasute si nascondono negli angoli delle case. Lanterne illuminate di rosso s’intrecciano nei vicoli, gli incensi profumano l’aria, la musica ci accompagna sulle strade. Le ragazze trasformate da trucchi in fate e streghe, indossano cappelli appuntiti e corone di fiori, hanno vestiti neri e veli colorati d’azzurro. Le bancarelle offrono caramelle e croccanti, profumi originali, spezie, ninnoli, fatine di stoffa e ceramica che, unite ai folletti, creano l’atmosfera fiabesca. La piazza è addobbata fino l’alta torre dell’orologio dove, in cima, c’è la grande strega di paglia illuminata dalle vicine ciotole di fuoco.
Nei vicoli, tra case e strade c’è gente che legge i tarocchi, la numerologia, la mano, i fondi di caffè. L’aria calda cattura la fantasia mia e dei passanti. Adoro questa festa perché nell’immaginazione ritrovo la giocosa infanzia.
Quest’anno in compagnia di Peter sono attratta dallo spettacolo che ha realizzato un giovane trasformista. L’artista, con maestosa destrezza ci diverte con cambi di costumi, da bravo giocoliere intrattiene il pubblico con sfere e cerchi, trasformandosi in clown, sorride raccogliendo applausi. Avvolta nelle spalle tra le braccia di Peter sono felice, tranquilla, guardo il viso affascinato dalla magia della serata. Recandoci sul vialetto dove veggenti e indovini dimostrano la loro abilità, chiedo una predizione per il futuro, mi è detto che conoscerò un altro uomo e sceglierò chi mi garba di più. Sorridiamo, commentiamo i poteri dell’indovino rimanendo convinti che, tutto quello che è raccontato sullo studio dei tarocchi, deve essere considerato solo un gioco.
Oggi Peter ha rogitato, fa sapere che per convenienza ha intestato la casa alla figlia. Informa anche che per due anni non andrà al lavoro perché ha preso un periodo di aspettativa per curare il padre. Entrando nel nuovo alloggio con la figlia, il genero e la nipote decidono di dormire alcuni nella stanza da letto, altri sul divano. Peter decide di prepararsi un giaciglio sopra il materasso gonfiabile posto in soggiorno. Racconta che l’ex moglie trovandosi di notte verso Torre Pedrera chiede di dormire con lui. Con stizza lo aggredisco verbalmente, mi sento ingannata.
Da qualche tempo manifestavo il pensiero che sarebbe stato utile per lui comprare casa. Deve vivere decorosamente e trovare la sua privacy! Tradita dal suo comportamento l’invito ad andarsene.
Peter torna ancora una volta a rassicurarmi, mi convince che la casa appena comprata è sua. L’intenzione al momento, è di rientrare economicamente di alcune spese, affitterà estivo, nel frattempo continuerà a vivere con i genitori.
Sono nuovamente irrequieta, non riesco ad accettare l’idea che Peter possa sfruttare il sentimento provato per un suo interesse personale. Non voglio credere al tradimento, ragiono. Il dubbio è atroce, la sera Peter si ferma a cena, si addormenta fino l’indomani, esce, torna. I giorni si susseguono fino luglio. Le passeggiate al mare sono diminuite. Vedo sempre meno sorelle e amiche. Peter è affaticato, indolenzito, stanco, appesantito, influenzato, a letto si addormenta. Mentre lo avvolgo tra le braccia, penso ai sentimenti provati, alla poca fiducia che ho nei suoi confronti.
E’ sabato sera, dopo cena Peter chiede di riposare un poco, si addormenta. Indispettita, prendo il cellulare rimasto acceso, lo controllo. Guardo la rubrica, la messaggistica, Whats App, trovo il messaggio incriminante. Peter tradisce i miei sentimenti, non è sincero, un’altra donna chiede di stare con lui, gli scrive di volerlo vedere, lo aspetta lunedì prossimo perché vuole parlare, sta troppo male. Aggiunge di dire liberamente alla “sua donna” che deve vedersi con la sua amica perché lo vuole prendere a schiaffi.
Controllando la collera, lo lascio dormire con l’idea che l’indomani lo lascerò! E’ lunedì pomeriggio e siamo a passeggiare attorno al vialetto di casa, è importante per me far sapere a Peter di aver controllato il suo cellulare, è mia intenzione ascoltarlo e capire. Domando sincerità, chiedo di parlare di noi, del rapporto, del sentimento provato. Il suo pensiero sembra vero, racconta di vedere in me una donna semplice, a volte fragile, ingenua e fantastica, altre volte forte, determinata. Aggiunge che l’amore provato l’ha sentito arrivare dal primo incontro. Sentiva nell’aria un brivido, un profumo insolito. Aggiunge la frase: -non accetto una storia per fare solo compagnia -.
Sono tesa, arrabbiata, finalmente racconto che ho letto il messaggio nel suo cellulare, che sono a conoscenza del tradimento fatto che nella mattinata, ripeto: è finita!
Sono le quattro del mattino quando leggo su Whats App: - Ciao, sono arrivato casco dal sonno, se immaginavo di dover tornare a casa non mi sarei fermato a cena. Ti amo e non ho nessun’altra. Se non mi credi, tutto ciò non ha nessun senso. E non ha nessun senso che io sia dovuto tornare a casa. Dormici su, domani vedremo cosa fare di noi due. Dovrei augurarti la buonanotte ma penso che mi leggerai domani mattina per cui.... buongiorno! Se non sono nulla per te, questa sera é stata l'ultima volta che abbiamo cenato insieme. É un fallimento per chi voleva passarci una vita con te, fallimento che sommato agli altri guai sarà fatica da smaltire. Chiamami quando ti svegli, fallo almeno una volta!
-Buongiorno Peter! Ho conosciuto in te un uomo che... mi ha fatto stare bene. É stato bello credere, ma il sospetto è qualcosa che viene da dentro. L'istinto dice tante cose. Un lato di me vuole credere nel tuo amore, l'altro dice stai attenta. Sono un’illusa. Mi piaceva Credere-.
- Non dormi neppure Tu? Ti amo. A scanso di equivoci, quando dico che sono felice lo dico con retorica. Vorrei essere felice per quanto ho avuto da te, ma il dolore di averti persa, forse per sempre, è immenso. Se avessimo bisticciato non sarebbe stato nulla. Qui è diverso, tu non mi credi ed io non sono riuscito a farti capire che non mento affatto, che ti amo e che non sei seconda a nessuno. Non so se sono più umiliato o più offeso da questa cosa, so solo che sono pazzo di te e il resto non m’interessa. Vorrei vivere con te. Del resto non me ne frega niente. Ti amo -.
- Ci sono cose nel tuo comportamento che mi rimangono strane. Non fare il bambino. Cerca di ricordare quello che ti ho detto. Cerca di riflettere sulle parole che ti ho detto. Non poteva funzionare un rapporto senza fiducia. Non può funzionare! Io ti ho sempre detto tutto quello che passa nei pensieri. Non posso far finta di niente. Amare non vuol dire annullarsi. Per amore non si può subire. I miei pensieri i sentimenti sono sinceri. Ho capito che potevo anche innamorarmi di te, con tutti i tuoi guai, ma... perché? Non posso illudermi, devo pensare a me! Di stare bene dentro!
... sono certa che tu non sei sincero, tu carissimo amico mio dai tutto per scontato. Vuoi vivere con me? Vuoi che diventiamo una coppia? Allora ascoltami, tu credi di amare! Vuoi amore senza riserve né rinunce. Ascoltarmi! Sento un'emozione tremenda. Rabbia! Brividi! Forse d’amore? Non so! È meglio stare lontani e capire. Il sentimento provato deve entrare nel cuore, non nella casa e nel mio letto.
- Leggo senza interessi un quotidiano sportivo. Nella testa ho un alveare, il sonno, la stanchezza, il dispiacere fa il resto. Sono addolorato. Lo sono per due motivi, entrambi seri a mio avviso. Il primo, il più ovvio è che tu non ne vuoi più sapere di me. Posso sempre contare sulla mia buona stella e sperare. Il secondo invece non mi lascia tante speranze. Tu non mi credi. Io non mento e tu non mi credi. Quindi? Quindi è il tuo intercalare preferito, non il mio. Io avrei detto in un altro modo. Quindi ciccia! Un mio ex medico legale avrebbe detto; non c’è trippa per gatti! Non se ne fa nulla di noi due. Facile! Il difficile viene dopo. Come posso stare senza di te? Come riesco a trovare la forza per fare le più elementari cose? Come faccio a farti capire che io amo te, che non sei seconda a nessuno. Che sei la cosa più importante che ho. Come faccio? So, e ho sempre saputo, di non essere ciò che cerchi. So di avere un mucchio di difetti. Di non essere elegante nel vestire. Di non essere sempre in ordine, o forse é più corretto non esserlo mai. Di essere malato. Di non essere più in grado di darti quel piacere che vorresti. Di non avere le condizioni economiche per poterti dare serenità. Ma non sono affatto un bugiardo. Se hai deciso di chiudere per una qualsiasi delle cose che ho elencato, non posso fare nulla. Ma se tutto si riduce al fatto che tu non mi credi, bè, allora dovrei essere io quello che dovrebbe dire basta. Ti amo. Ciao come stai? Io sono molto felice, la donna che amo mi ha scaricato e non rispondere al telefono e neppure ai messaggi. Ho lo stomaco sottosopra. Non riesco a mangiare. Ma sono felice. Ho amato e penso di essere stato amato. Solo che la felicità per questa cosa non basta a compensare il dolore che quest’amore è finito, e che con la fine dell'amore finisce anche la felicità che questo dava. E’ finito l'amore ed é finita la felicità. Ora rimane solo il dolore e con il dolore anche la rabbia. Adesso sono molto arrabbiato. Con il mondo. Con il destino. Con me stesso. Con te. Non posso stare senza vederti e senza sentire la tua voce, come potrò vivere senza di te? Mi dispiace e non capisco perché ciò avvenga. Chissà se leggerai i miei messaggi. Magari più tardi ti chiamo e tu mi rispondi! Comunque gli amori estivi finiscono a metà settembre e non a luglio. Per cui mi devi ancora un mese e mezzo!! Un mese e mezzo di baci. Di coccole. Di carezze. Di passeggiate. Di colazioni, pranzi e cene. Di buongiorno e buona notte. Di docce insieme. Di quotidianità insieme. Magari fosse così. Ti amo. A scanso di equivoci, quando dico che sono felice lo dico con retorica. Vorrei essere felice per quanto ho avuto da te, ma il dolore di averti persa, forse per sempre, è immenso. Se avessimo bisticciato non sarebbe stato nulla. Qui è diverso, tu non mi credi ed io non sono riuscito a farti capire che non mento affatto, che ti amo e che non sei seconda a nessuno. Non so se sono più umiliato o più offeso da questa cosa, so solo che sono pazzo di te e il resto non m’interessa. Vorrei vivere con te. Del resto non me ne frega niente.Ti amo.
Che spettacolo! Sono arrivata al Conero! Fino qualche giorno fa non immaginavo nemmeno che esistesse un monte con questo nome e ora, sono qui, in questo luogo meraviglioso. Non pensavo neppure di riuscire ad andare in ferie per ferragosto quando, all’ultimo minuto, ho chiesto al dirigente di darmi un giorno di ferie per il ponte prefestivo e, avuto conferma, ho telefonato a Peter per dirgli: partiamo? Risponde: - Si! Certamente! Ho già pronto il camper poi rimediamo del cibo al “Maestrale”, ok? – Perfetto, dai partiamo! Saliti sul camper, Peter da alcune informazioni sulla cucina, per il bagno/doccia, la cabina con tavolo poi mette in moto e ci avviamo. Percorriamo la strada statale attraversando Pesaro e il lungomare di Fano, ad un tratto alla mente torna un ricordo gioioso. Era la notte di San Lorenzo quando avvertivo Peter che sarebbe stato bello andare alla spiaggia delle “fiaccolate”, lì mentre aspettavamo che cadessero le stelle, cantavamo e ballavamo come i ragazzi. Arrivati al ponte romano di Fano, Peter racconta che del Metauro si ricorda la vittoria della battaglia di Roma, di quando Annibale esclamò, con un sospiro, che "Roma sarebbe diventata l'amante del mondo". Proseguendo verso il centro commerciale “Maestrale” di Marotta, parla di episodi della sua infanzia, indica la casa natale e i luoghi dove è cresciuto. Al Maestrale compriamo latte, patatine, spaghetti, tonno, salse, un buon vino e della birra.
Superato i tredici chilometri della “spiaggia di velluto”, faccio sapere che nella città di Senigallia ci vive mia sorella Soly con la famiglia. Aggiungo che nel centro storico c’è una splendida Rocca Roveresca, l’amato Foro Annonario, i rotondeggianti Portici Ercolani. Continuando, elenco i nomi di splendide chiese ed eleganti palazzi come quello del Duca Guidobaldo II della Rovere che, a ricamo della sua ricchezza, realizzò nella piazza la famosa “Fontana delle Anatre” in marmo rosa con quattro anatre di bronzo. Associo anche la storia del suggestivo fiume Misa che, attraversando la città, spesso tracima i bordi creando allagamenti e notevoli disagi.
Siamo in viaggio da più di un’ora e già sono affamata, vado in cabina a prendere le patatine e la birra poi, ritornata seduta, chiedo l’attenzione offrendogli da bere. Continuando il viaggio verso Falconara indico il luogo dell’aeroporto civile, proseguendo per Ancona guardo l’antico porto naturale. Con il finestrino abbassato m’incanto davanti alle grandi distese di girasoli. Alla memoria torna il famoso dipinto del vaso di Van Gogh e il racconto della collega che, parlando della vacanza al Conero, riferiva d’incantevoli posti. La descrizione dei campi valorizzò i girasoli quando diceva:- sorridono al sole dall’alba al tramonto e la sera, abbassando la testa, con un inchino dormono fino al mattino-. Peter indica il monte Conero chiamandolo “ il piccolo Eden delle Marche”, dice che è soprannominato “ il Gomito d’Italia” per la forma. Mi fa sapere che i pendii sono ripidi, mentre si estende più dolcemente verso l’entroterra. Per raggiungere Sirolo o Numana dobbiamo attraversarlo. E’un peccato non fermarci ad Ancona, lì, avrei conosciuto qualcosa in più.
Peter chiede di arrivare a Numana e fermarci per il pranzo. Parcheggiato il pesante mezzo sul lato della carreggiata, scendiamo e attraversiamo l’infuocata strada. Alla vista del paesaggio esclamiamo: che meraviglia!
Siamo sul litorale sud del Conero, il mare è stupendo, ha un colore tra l’azzurro e lo smeraldo, con entusiasmo ci sfiliamo le scarpe per entrare nella spiaggia a dir poco straordinaria, non c’è sabbia ma sassi colorati come gioielli che raccolgo per portarli a casa. Poggiando i piedi nel mare, il movimento li fa sprofondare creando piccoli vortici, l’acqua al movimento dei piedi rimane cristallina come uno specchio, il cielo riflette, l’orizzonte appare senza confini. Alzando gli occhi al monte guardo verso la verde foresta e sul paese che, oltre la chiesa, ha l’alto campanile dove dalle campane sento suonare tredici rintocchi.
La città di Sirolo troneggia in cima al pendio, gli occhi si abbassano ai piedi della costa, il porto naturale di Numana è soleggiato più che mai. E’ qui sul molo che scatto le prime fotografie, comincio a inquadrare il mare, il porto, le barche, la spiaggia. Peter in breve tempo diventa il soggetto che accosta le immagini, lo fotografo con i capelli al vento, accanto al marinaio di cartapesta, al timone di una vecchia imbarcazione e seduto su un attracco.
Continuo gli scatti anche verso il monte e su l’aquilone liberato dal filo rimasto nella mano di un bambino. Facendo selfie conservo nella memoria il sorriso, l’abbraccio romantico di noi due. Nell’obiettivo incamero anche i raggi di quella splendida mattina come fosse un gomitolo d’oro.
Avrei voluto condividere con i cari quella giornata di felicità ma lo stomaco brontola.
Abbiamo superato abbondantemente l’ora del pasto, Peter chiede di rientrare sul camper per trovare un posto dove preparare il pranzo. Avviati nuovamente sul versante sud dell’adriatico, vedo l’indicazione stradale di Porto Recanati, del Lido di Santa Maria Potenza, di Civitanova Marche e anche di Lido di Fermo. A Porto San Giorgio c’è una grande area verde, Peter parcheggia poi finalmente pranziamo. E’un pomeriggio ancora soleggiato, il costume da bagno sta già addosso, corriamo a tuffarci nel mare. Affondo la testa per vedere il fondo marino, nuoto a stile libero, poi agganciata alla schiena di Peter cerco di respirare sott’acqua. Ho difficoltà nel trattenere il respiro, provo e riprovo anche con la maschera da sub poi nuoto con la pancia all’insù. Peter vuole comprarmi le pinne, prometto di provarle l’indomani.
Seduti sugli scogli ammiriamo il mare, parliamo del ferragosto, guardiamo la gente stesa al sole. Una ragazzina e un bambino si avvicinano allo scoglio dove siede Peter, lei ha in mano un filo di nylon e un amo, tenta di annodarlo, non riuscendoci guarda sorridente verso Peter e chiede di essere aiutata a preparare la lenza. La complicità della ragazza con il pescatore diventa subito intesa, ben presto impara ad annodare e prendere le bavose che ci girano attorno. I ragazzi rimangono entusiasti dall’insegnamento del maestro, con ingenuità chiedono se siamo innamorati come Romeo e Giulietta poi salutano.
Ancora seduta sullo scoglio, la scena mi appare come quella vista da un film. Il nonno, un pescatore con occhiali e capelli al vento, affettuosamente da lezioni di vita a due fanciulli, con tenerezza agli occhi e felici nell’anima. Strano, stavo pensando alle parole di Peter, racconta di vedermi con occhi diversi, come una donna ubriaca d’amore. Si! Sono felice e…. ho voglia di lui, una voglia folle che riscalda tutto il corpo. Sento la sua pelle, le mani, la bocca, il respiro è infuocato d’amore per me, lo bacio. Avrei voluto morire in quel meraviglioso momento. Domando a me stessa se sto vivendo dentro un sogno! Ho aperto gli occhi… sono qui, nel mio letto, con l’uomo che non riusciva a fare l’amore….eppure, adesso, lo sto amando. Chiudo nuovamente gli occhi, voglio vedere, capire. No! Non è lui nei miei pensieri...vivo in subbuglio qualcosa di strano! Sono sensazioni, disordini di sensi che si mischiano tra loro, tra i nostri corpi. Esausta, guardo Peter e dico:- non eri tu! Ne sono sicura! Forse è’ stato un angelo a volare nella mente oppure un diavolo a infuocare le viscere! Potrebbe essere stata l’anima a farmi toccare i sette cieli o il respiro a volare attorno le dodici lune. Grazie Peter per avermi aiutata. Vorrei essere più anima e meno corpo ma, la mente... i pensieri… hanno sensazioni e sentimenti disordinati. Non ho più coscienza, ho paura di me!
Questa volta sono lucida, guardo dentro il mio mondo. Vivo nella testa un viaggio, nel cuore emozioni vere. Il pensiero vola sempre verso il cielo. Voglio un uomo da amare, non un marito in prestito! Il desiderio è di trovare nella quotidianità, la nuova famiglia. Non può essere un sogno irreale! Credo nella vita, all’insegnamento di quei valori che ci hanno tramandato le generazioni. Amare per me, è credere e crescere nell’amore, di un uomo. di una famiglia. Donare se stessi ricevendo amore è gioia, creatività, vita. Nella coppia è confermare l’amore provato avendo cura e volontà di vivere il rapporto per sempre. L’unione d’amore è sempre basato sul rispetto reciproco e con il matrimonio, intendo arrivare al raggiungimento e completamento di quel requisito chiamato tutela, dei diritti, dei doveri, verso il nucleo familiare e la società. Marino, era l’uomo silenzioso che affiancava da sempre la mia vita, in qualsiasi circostanza. Quando volavo con lui, lo facevo con l’anima! Crescere significava sicurezza. L’amore, la gioia, i dolori, diventavano storie. Lui era la vita, mia e della famiglia!
Con la nuova relazione è iniziata una inaspettata sorpresa. Ho paura dei sentimenti, di essere tradita.
Dubitare e non aver fiducia è orribile. Condividere la vita, le cose con altri che ancora non conosco mi spaventa. Interrogandomi, domando se le emozioni provate sono d’affetto o d’amore. Domando a me stessa se saprò nuovamente amare. Vorrei unirmi in matrimonio, rispettare la mia fede.
Peter non vorrebbe, non crede. Lui ha vissuto il matrimonio come momenti d’inferno. Nell’incertezza di unirmi o no, domando se effettivamente sarei in grado di accettarlo nel bene e nel male. Lui è un uomo malato, disordinato, indebitato e con famiglia alle spalle! L’affetto che proviamo l’uno per l’altro è sicuramente tanto, però, al mio pensare, non è amore. Io non riesco ad avere fiducia! So’ di stare bene con lui quando passeggiando mi tiene per mano, parliamo, ridiamo. Insieme pranziamo e prendiamo il caffè! Ascoltando canzoni d’amore e di rivoluzioni, l’emozione crea magia. Con lacrime agli occhi, penso! Sorrido dei giochi sotto la doccia ma poi, nel letto… sento che ruba quel posto, l’abbraccio, penso a mio marito, mi addormento.
Ancora un sabato di sole. Questa mattina mi sono alzata di buon’ora per andare incontro l’agente immobiliare interessata alla vendita della mia casa di Riccione. Avevo chiesto a Peter di raggiungermi per aiutarmi a capire ed eventualmente decidere sulla proposta che mi avrebbe fatto. La visita dell’agenzia si conclude senza offerta. Verso l’una del pomeriggio con Peter vado al bar per fare una colazione poi decidiamo di trascorrere il pomeriggio in collina. L’idea è di trovare un percorso alternativo per arrivare nella casa di Novafeltria dove lui vive con i genitori e vedere il luogo dove sono ubicate le altre sue case.
Arrivati a San Marino, Peter domanda di fermarsi a guardare il panorama che dal terrazzo naturale del monte si affaccia verso il mare. Dal piazzale ammiriamo lo spazio in lontananza e quello sotto di noi, guardiamo il mare e il monte San Bartolo, il grattacielo di Rimini e le lunghe distese di campi autunnali. Salendo in auto chiedo a Peter di guidare per portarmi nei luoghi da lui conosciuti. Andiamo a vedere il lago di Soanne dove si ascolta ancora la leggenda di Andreuccio.
Fermi al bar- ristorante che si trova nei pressi del lago, esprimo il desiderio di tornare in Ottobre sul posto per gustare un piatto di tagliatelle al tartufo. Risalendo, proseguiamo verso una stradina impolverata e senza segnaletica che ci porta a un convento dimenticato. Saltuariamente nelle giornate del sabato nella chiesa si celebra la Santa Messa, trovando il portone chiuso giriamo attorno all’edificio e vediamo fissato al muro una lapide di marmo in onore del Mons. Luigi Giussani, diverse tavole in sasso con incise frasi scritte dal Carducci. La più bella è: “ tu sol pensando o ideal, sei vero”. Girando attorno ai biancastri mattoni che compongono l’edificio, vedo l’icona della Madonna del Fuoco di Forlì fotografata, incorniciata, poi abbandonata sul retro dello stabile.
Da una fessura dello stabile s’intravede una luce, sbirciando posso ammirare una parte del chiostro con il pozzo nel mezzo di un prato ancora verde. Abbandoniamo il convento non prima di aver respirato, seduti sulla panchina, il profumo dei cipressi e altri alberi secolari.
Saliti nuovamente in auto, Peter vuole portarmi nella località di Piega. La frazione si trova sotto il Comune di San Leo ed è situata a fianco della strada provinciale che porta alla rocca. Qualche tempo prima chiedevo a Peter indicazioni stradali della località perché Angelica, in occasione di una gita domenicale, desiderava portarmici. A Piega, raccontava Angelica, era bello vedere la ristrutturazione di alcune case ora colorate di rosso e interessante, era guardare la chiesa distrutta dalla guerra. Lei insisteva nel farmi sapere che dentro la cella vetrata, esiste un pezzo di muro con un affresco originale del settecento raffigurante la madonna con il bambino Gesù. Purtroppo con l’amica non avevamo trovato la località.
Arrivata sul posto con Peter, troviamo i resti dell’antica chiesa che, in effetti, contiene all’interno un muro con l’affresco della Madonna. Visto la rovina dello stabile, parliamo della crudeltà delle guerre poi giriamo attorno all’isolato centro. Saliamo e scendiamo da alcune scale in pietra in cerca di qualcosa di bello da ricordare poi ci allontaniamo.
La giornata è piena di sorprese, Peter mi porta a conoscere l’amica Nicoletta. Entrando nel B&B della simpatica signora, leggo la scritta “Spirito del Tibet”, ci sediamo per il tempo di un caffè e parliamo un poco della filosofia buddista, salutiamo e continuiamo il viaggio fino Pennabilli.
In piazza troviamo la sagra dei frutti dimenticati, persone sorridenti e ben vestite che si salutano con affettuosi abbracci. Peter che conosce molti paesani è felice di vederli, si ferma a salutare, io mi dirigo verso la facciata rossa della Cattedrale di San Leone. Entro e ammiro l’altare, le cappelle, i quadri su tele e dipinti sul muro, fotografo ogni centimetro di quel sacro luogo, sono attratta da tanta bellezza, in particolare dalla maestosità dell’altare centrale e dalla raffigurazione della Madonna delle Grazie che tiene in braccio il bambino Gesù. Le cappelle, i pavimenti, gli antichi quadri, l’affresco dell’ultima cena di Gesù mi arricchisce la mente di stupore e gioia.
Girandomi verso l’uscita vedo Peter che cerca di capire la felicità che provo, continuando a fotografare spiego che in quello che vedo c’è armonia, bellezza e pace, l’ambiente così affrescato è l’illuminazione che desideravo ricevere da sempre. All’amico chiedo di guardare verso i soffitti le volte, le cappelle, gli ornamentali pavimenti, le vetrate, gli faccio apprezzare le decorazioni con quei putti di gesso, con cornici e raffigurazioni di Angeli, di Santi, di personaggi femminili che tengono papiri con testi latini. I dipinti rappresentano incoronazioni di vescovi, figure di personaggi maschili e femminili che fanno immaginare momenti di vita antica e recente. Come una professoressa insegno a Peter le differenze tra le diverse tele e di alcuni volti che, a mio avviso, sono provenienti da popoli diversi. L’attenzione che Peter ha nell’ascoltarmi mi diverte, non volendo ho messo alla prova la mia cultura, sorridenti usciamo.
Di nuovo sulla piazza in festa, domando a Peter di andare a vedere le campane Tibetane poste sopra il Roccione. Lungo il percorso troviamo un luogo chiamato “ il giardino dei frutti dimenticati “ detto anche “ i luoghi dell’anima” dove, il poeta Tonino Guerra ha reso pubblico uno spazio anticamente privato. Nel giardino ci sono alberi di nespolo, di mele cotogna, di pere, di corniola, di giuggioli e altri, all’interno vediamo anche diverse opere di artisti, una di queste si chiama “ l’arco delle favole”. Improvvisamente riaffiora nella mente un ricordo confuso, avevo già visto quel posto ma non rammentavo quando. Il debole pensiero spaventa, sdrammatizzo. Salendo verso il viale che porta al museo della matematica, non entriamo. Continuo il percorso ammirando il panorama poi guardo verso le campane Tibetane e l’antica campana del borgo.
Con il movimento della mano provoco il suono del Tibet, Peter afferrando il batacchio della campana causa la vibrazione che mi fa percepire voci lontane.
Avevo sentito un canto lamentoso giungere alle mie orecchie, era assieme il chiacchierio di molte persone. I suoni sembrano mischiati tra loro e provenienti da luoghi lontani. Con l’udito inseguo quei bisbigli, a filo di voce chiedo a Peter di ascoltare la melodia. Ride, risponde: - sono le voci dei tre cantori che suonano nei luoghi dell’anima -. Sono sdraiata vicino a Peter sulla struttura ferrosa sormonta dalle campane, mi assale la voglia di baciarlo. Dirigo lo sguardo verso il cielo, Le nuvole si muovono come ad aprire una porta, le seguo. Con lo sguardo inseguo qualcosa di misterioso, sembra un manoscritto. Incredula, mi assale la paura che il vento possa dissolvere le parole. Punto il dito e chiedo a Peter di guardare, ma lassù, ora c’è rimasto solo un cielo sereno.
Scendiamo dal Roccione e questa volta percorriamo il “sentiero dei pensieri”, arriviamo al santuario, leggiamo alcune frasi scritte su fogli di papiro, poi troviamo “ i sette specchi per la mente”. Scendiamo le scalette che affiancano le mura di un palazzo malatestiano, arriviamo davanti alla chiesa sconsacrata. Che meraviglia! La porta è ancora aperta, il custode stava spegnendo le prime luci. Entro non contenendo la gioia, guardo il luogo, la fantastica presentazione di cibi offerti dalla terra sono uniti nel sacro più che mai. Fotografo in fretta l’interno della meravigliosa chiesa mentre Peter, parlando di religione con il custode, ruba un po’ di tempo. E’ tarda sera e mi dispiace lasciare alle spalle questo fiabesco paese, rido e dico a Peter che domani tornerò con Angelica. Sono quasi le otto di sera, l’idea di Peter è di portarmi nella pizzeria conosciuta da tutti i Pennesi. Passando davanti all’insegna di un primo ristorante la vede spenta, nel secondo, troppo piena di gente. Scendiamo dal paese per andare al Conad, decidiamo di mangiare a casa tagliatelle con i funghi e salsiccia, una birra. Alla cassa lui dice:- Fiore hai il bancomat?- Pago!
Sono nervosa, era la seconda volta che Peter diceva di volermi invitare al ristorante per mangiare una pizza…. che stronzo! Parlando con Peter del sentimento provato, ripeto che è utile continuare il rapporto amicale perché non funziona.
E’ domenica pomeriggio, con Angelica torno a Pennabilli. Parcheggiata l’auto davanti al convento delle monache Agostiniane, fotografo lo stabile e il dipinto che si trova davanti all’ingresso della chiesa. Dalla porta socchiusa ascoltiamo il canto delle suore che interrompe la voce del prete, mentre celebra la Santa Messa. Sarebbe stato bello fare una visita nell’interno ma, pensando al rispetto di quella celebrazione, restiamo fuori. Proseguendo, arriviamo sulla cima di Penna, tocchiamo con mano i ruderi di un’antica fortezza e la gigantesca croce di ferro. Lì, troviamo un signore che fa da custode e controllore, aiuta le persone, sta attento che nessuno si faccia male. Ammiriamo il panorama, le querce, il paese anticamente chiamato Billi.
In piazza Angelica si ferma a osservare alcuni prodotti di frutta e formaggio stagionato, assaggiamo tocchetti di quelle delizie promettendoci di tornare nella serata a comprarle. Ritorno al Duomo e nel giardino dei frutti dimenticati, Angelica ricorda il luogo e il periodo felice, riconosce che la fretta di rientrare a casa impedì l’apprezzamento del posto. Oggi guardiamo ogni angolo di questo fiabesco giardino, tocchiamo con mano i frutti e commentiamo le opere. Vediamo un lavoro di bronzo che riporta alla mente due colombe, è una meridiana le cui ombre, nell’immaginazione, fanno intravedere il profilo di Giulietta e Federico Fellini. Guardiamo anche la meridiana del segnatempo posto a terra dove se entriamo nello spazio corrispondente il mese, l’ombra darà l’ora solare. Oltrepassando l’arco rivestito di ceramica, si entra in un labirinto, dove a terra c’è una lumaca di bronzo che invita alla lentezza e riflessione. C’è anche una fontana chiamata “la voce della foglia” e la porta chiamata “delle lumache” realizzata su antiche mura di chiese scomparse. Attorno al vecchio lavatoio ci sono dodici targhe che riportano le “ parole dei dodici mesi “ e dicono:
Gennaio - rumori che lasciano impronte sulla neve
Febbraio - i colori dei vestiti che ballano
Marzo - i fiori dei mandorli per le api affamate
Aprile - con tutta la fantasia che ha sonno
Maggio - i petali di rosa che ridono
Giugno - con i piedi scalzi a toccare l'acqua
Luglio - il sole rovente caduto a terra
Agosto - col mare dentro gli occhi
Settembre - la musica della pioggia negli orecchi
Ottobre - i tappeti di foglie secche sotto i piedi
Novembre - con le sciarpe di nebbia attorno al collo
Dicembre - con le parole delle favole sul fuoco.
Sotto il porticato vediamo l’angolo delle madonne e la gigantografia di Tonino Guerra con un suo pensiero: - E’ ora che quando incontriamo un albero diciamo “ Buongiorno signor albero”-.
Uscendo dal giardino raggiungiamo la Proloco, prendiamo alcuni depliant e informazioni poi continuiamo a camminare lungo le vie del borgo. Arrivate davanti alla chiesetta ora diventata museo “ dell’angelo con i baffi”, un’icona rappresenta l’angelo che abbonda con del mangime a nutrire gli uccelli impagliati. Fra i cinguettii diffusi nella cappella, si leggono i versi di Tonino Guerra che racconta la storia di un angelo che sogna. I versi ci invitano a rincorrere i nostri desideri e incoraggiarci a portare a termine anche i progetti più difficili. Salendo tra le vie del paese vediamo vecchie fotografie appuntate sui portoni delle case, guardiamo anche immagini di madonne in ceramica incollate su mattoni di muro rosso e osserviamo su porticati di legno, ceramiche con immagini di anatre e altri animali.
Raggiungiamo il promontorio per vedere le campane Tibetane e l’angolo panoramico. Qui, si legge il racconto di una ricercatrice che scrive la storia di Leonardo Da Vinci, di quando gli fu commissionato il dipinto della Gioconda. Scendiamo in strada, timidamente prendo la mano di Angelica, gli racconto della visione avuta il giorno prima e del desiderio di baciare Peter.
Ho l’idea di portarla Angelica a vedere il Santuario dei Pensieri, leggerli e guardare la sua gioia. Ancora non ha visto la chiesa sconsacrata, immagino di sbalordirla. Entriamo nel paradiso terrestre, tra immagini sacre, altari, sculture è stato realizzato un ambiente con i frutti della terra. La scenografia incanta, chi entra nell’antica chiesa rimane ancora una volta affascinato dalla bellezza, dai colori, dalla bontà che la natura offre. E tarda sera, sui viali si sono accese le luci, ridiamo davanti ad un delizioso gelato poi torniamo a casa felici.
- Che giornata! Ieri sera sono stata a ballare e questa mattina mi sono alzata dal letto di Angelica. Dopo un’abbondante colazione siamo partite in auto per raggiungere la città di Comacchio. Dalla via Marecchiese percorriamo la strada che da Rimini porta a Ravenna. È facile arrivarci perché la strada è dritta ed è a doppia corsia, ogni tanto incontriamo rotonde e semafori. Dai finestrini dell’auto non vedo panorami importanti ma riconosco la zona dell’Iper Rubicone e l’indicazione stradale dell’indimenticabile città di Cesenatico, dove da bambina correvo verso il mare. Abbiamo superato la pineta di Pinarella e ricordo ancora le giornate trascorse in colonia. Passiamo davanti alle Saline di Cervia, il parco giochi di Mirabilandia, i Lidi Ravennati di Classe, dove c’è la Basilica di Sant’Apollinare e Lido Adriano dove abitava il mio caro fratello. Angelica ricorda il posto e chiede una visita, io rispondo che Mondo, ora si trova nella tomba di famiglia al cimitero urbano di Cesena. A Ravenna programmiamo con la mente la prossima gita per vedere i mosaici. Ridiamo, le dico che andremo anche a far visita alle spoglie del sommo Dante e guardare i monumenti chiamati tesori d’Italia inseriti nell’Unesco. Arrivate alla foce del Delta, ammiro il singolare tratto stradale dove, sia da destra sia da sinistra, la corrente fluviale tocca Comacchio per raggiungere il mare. La conversazione tenuta nel viaggio è sempre la stessa, parliamo di ricordi, dei nostri uomini, di fantasie e cose da acquistare. Angelica vuole Andrea, io invece cerco un compagno sincero che mi ami più di Peter. Angelica dopo la telefonata ricevuta, lamenta che il suo amato non può accettare l’invito per la colazione, ripete i sacrifici fatti e alcune storie che la rendono a volte felice, altre arrabbiata. Cerco di tranquillizzarla, poi le dico: -Siamo a Comacchio!-. Sorprendente e indescrivibile è la laguna. Dopo aver parcheggiato l’auto nei pressi del ponte di ferro, ci dirigiamo verso l’ingresso cittadino quando, affascinate dal panorama, con il cellulare iniziamo a fotografare. Dall’acqua apparentemente piatta vedo circoli e bollicine, penso; saranno i respiri di pesciolini o di anguille? Vedo anche palafitte con grandi reti automatizzate che scendono e salgono per portar su il pescato, in lontananza c’è la soleggiata costa adriatica che circonda il bacino naturale, alcuni gabbiani gridano su nel cielo limpido. Attraversando la strada che porta verso Porto Garibaldi, ci affacciamo dalla balaustra che da inizio al panorama dell’affascinante città, guardiamo e fotografiamo il canale che come uno specchio riflette le case colorate. Il pensiero è quello di paragonare Comacchio alla bella Venezia. Tra ponti, museo, torre e Cattedrale, Angelica ed io continuiamo a fotografare ogni angolo del paesaggio. Percorrendo il lato destro del canale, Angelica è attratta da una fila di tre oche, ricorda subito le risate che aveva fatto con Andrea, di quando disse:- Guarda che sono finte! - Attraversato il primo ponte, ammiriamo con gioia il palazzo settecento dell’Ospedale Infermi concepito come luogo a carattere “Sacro”. Era stato eretto per aiutare la sofferente umanità! Ora è sede del Museo Delta Antico. Abbiamo visto anche la Loggia dei Mercanti, Palazzo Patrignani e Palazzo Tura poi l’antico e meraviglioso Ponte Pallotta. E’ l’una e trenta del pomeriggio, lo stomaco brontola dalla fame. Angelica ed io, questa volta andiamo in cerca di un ristorantino che ci offre della buona frittura di pesce. Guardiamo incuriosite i locali, i menù, i prezzi esposti su cartelli di cartone. Guardiamo anche dentro i piatti offerti alla gente, decidiamo di entrare nel ristorante “ le Gresine”. Il servizio posto all’aperto della terrazza panoramica è caratterizzato da ornamenti marini e fiori sui tavoli. Ordiniamo due piatti di cappellacci ripieni di zucca conditi con burro e salvia, un fritto misto con verdure in pastella, acqua, vino, dolce e caffè. Angelica racconta che il piatto famoso di Comacchio è a base di anguilla cotta alla brace. Appesantite dal pasto appena consumato, concordiamo che tutte le portate erano buone, il cameriere sentendoci ringrazia, noi proseguiamo felici. Verso piazza XX Settembre, vedo la torre dell’orologio e Angelica al cellulare, nell’attesa che l’amica finisca la conversazione con Andrea, io inizio a canticchiare e ballare alcuni passi del boogie wooige.
L’aria è calma, sono divertita, Angelica finalmente è tranquilla. Arrivate nel bar che si trova lungo il canale, prendo un caffè poi telefono a Peter. L’amico risponde al primo squillo, dice che è annoiato, aggiunge che è stato a Bellariva, ora torna a casa perché la madre l’ha avvisato della prematura morte di un amico. Delusa della conversazione lo saluto e chiudo.Ho avuto una pessima sensazione, volevo solo un saluto, dirgli ciao, invece l’ho trovato ingiusto, ingrato non ha capito il mio desiderio di sentirlo. Angelica ed io camminiamo lungo il canale che ci porta a Porto Garibaldi, divertite dai mercantili e pescherecci addobbati a festa, fotografiamo e parliamo. L’argomento riguardava le emozioni, i diversi tipi di sentimento provati tra amiche, fratelli, sorelle, madri, figli, e tra uomini e donne. Parliamo anche della libertà individuale, della complicità che s’instaura con l’altra persona, del perdono come un sentimento importante che rende felici. Sono euforica, sto molto bene con Angelica, camminando rido e sento il bisogno di prenderle la mano, dal molo guardiamo il tramonto, la flebile luce del faro, una barca che rientra, allegra io canto.

* Brillantidiamanti









giovedì 24 maggio 2018

Il desiderio, la mente, il cuore di Peter Pan



Sono trascorsi undici mesi dal quel giorno, un ciclone era apparso quasi per gioco.
Ero a Riccione in piazza dell’unità, a volte, in quella spoglia lastra di cemento,
girovagavo attorno alle bancarelle del venerdì nella speranza di trovare qualcosa di bello,
in altri giorni della settimana rimanevo ferma sui miei passi
a guardare le poche vetrine contenenti generi vari,in quel periodo vestiti estivi.
Nelle ore pomeridiane durante le temporanee soste, perdevo il mio tempo a contemplare il grigiore,
il vuoto, lo squallore ornamentale di una piazza tanto grande.
Quella sera dopo essermi vestita e truccata leggermente, uscivo da casa per parcheggiare l’auto
tra le solite file bianche disegnate su quell’asfalto brullo.
L’aria era calda, la mente serena, ad un tratto un dubbio percorreva il pensiero.
Assorta, nell’incertezza, domandavo alla mente qual’era il nome della piazza, Libertà o Unità?
La solitudine tormenta l’anima. Un tormento forzato e voluto per non dimenticare un ricordo.
Da un’auto incidentata di colore chiaro, scendeva l’uomo con cui avevo appuntamento.
In quel periodo andava di moda conoscersi tramite chat, due parole al telefono, l’incontro al buio ed eccolo là. Ho davanti me un ometto di cinquantanove anni che si presenta con un abbraccio affettuoso.
Dice di chiamarsi Peter, ha il viso florido, sbarbato. I capelli scuri appena brizzolati
sono lunghi fino a toccare la schiena. Appaiono unti, disordinati, poi raccolti in un elastico di cotone nero. Sopra gli occhi vivaci poggiano bluacei occhiali vetrati dalla forma tonda.
E'vestito modestamente con jeans e canottiera scolorita. Impacciato, alla mia vista alza le mani
come a giustificarsi, dice: “ eccomi, questo sono io, son qui per te”.
Peter informa innocentemente che è un felice nonno, finisce la presentazione ricordando che oltre ad essere un separato,la donna della sua vita rimane, per sempre, la figlia.
Guardo con sospetto l’uomo e penso al disastro che ha combinato nel presentarsi.
Lo rassicuro serenamente, gli ricordo che l’intenzione in quell’incontro, è solo quella di conoscerci.
Accendo una sigaretta in silenzio, respirando un poco di nicotina vedo l’anello di fumo salire su,
verso l’aria umida. Rispondo:" sono madre e nonna".
Io sono una donna di cinquantasette anni, rimasta vedova da oltre cinque anni.
Vivo nel ricordo dell’amato e circondata dall’amore di fratelli, sorelle, nipoti e cognati,
dall’amica del cuore e naturalmente dalla figlia. Ho l’affetto dei miei cari, mille cose da fare e un pensiero in testa, quello di trovare un compagno, un uomo da amare.
Vorrei un amore che condivida pienamente i pensieri, i suoi passi nei miei giorni in avvenire.
Peter continua a parlare, ripete l’amore paterno, un amore che non sostituirà mai con una donna.
Sono confusa e già arrabbiata, domando a me stessa cosa sto facendo lì, con un uomo tanto malandato. Ragiono, le sue parole confondono l’amore, sono convinta che il sentimento nascente cresca dal cuore e non escluda nessuno. L’amore si dona, soprattutto ai familiari per condividere la felicità nel rispetto del proprio ruolo. Ho una visione della vita diversa da lui.
Immagino la compagna come donna che dona, regala la sua vita per dare e ricevere sentimenti che nell’unione, si traducono in sincerità, complicità di coppia, attese di vita, cura e custode di sogni, bisogni, armonia. L’ambiente domestico dovrebbe essere quel posto dove i familiari riceveranno l’esempio dall’unione, voluto anche dai nuovi amanti.
La temperatura serale rinfresca l’aria, io e Peter entriamo nella storica pizzeria “la Frasca”.
Conosco da sempre quel ristorante-pizzeria, sono contenta della scelta, il posto è ben arredato, la gestione è professionale, offre un menù, pizze e delizie speciali.
Ci sediamo attorno ad un tavolo a due posti situato nella veranda, guardo con curiosità gli occhi di colui che mi sta davanti, voglio conoscerlo, capire i suoi pensieri non è facile. Peter è un uomo sensibile, istruito, lo capisco dal linguaggio sciolto e sicuro. Non sono attratta fisicamente da lui, essendo una esperienza nuova preferisco un’amicizia.
Usciamo dal ristorante, Peter tenta un approccio con un bacio, lo allontano, metto a riparo della bocca una sigaretta mentre concentro il passo verso l’auto.
Il tono della voce vibrante di lui mi rende curiosa, racconta di giorni passati, di hobby, di periodi verdi e neri.
Una coppia al nostro fianco osserva la nostra mano nella mano, ridiamo.
In effetti, ho afferrato i sui palmi che stretti nelle mie mani, non potranno infastidire i fianchi. L’ora non tarda suggerisce a Peter l’idea di farmi accettare la passeggiata fino al mare.
Ritrovo le mani ancorate alle sue, proseguiamo il passo lungo il percorso scelto da lui.
Undici mesi da quel giorno.
Tra blocchi e sblocchi del cellulare, tra un ristorante e l’altro, tra una risata e una delusione, trovavo anche momenti romantici, bellissimi paesaggi, baci sulle guance, una dichiarazione d’amore al cellulare.
Ho tanta confusione nella testa, sono attratta dalla sua voce, soprattutto telefonica ma... non dal suo corpo.
I sentimenti esplodono in incertezze, piango.
Peter ripete d’amarmi, sono coinvolta in una sbronza d’amore, mi dono.
Ora dovrei dire a Peter Pan che la sincerità fa male.
Non vorrei rifiutare il tenero sentimento, ho provato ad amarlo, ma... sento che è finito un sogno.
Il suo sogno!
Per amor suo ho voluto donare sentimenti, provare di capire cosa c’era nel cuore.
Tornare a vivere emozioni nuove è stato bellissimo, ma... amante mio, non voglio ferire i nostri sentimenti, né farti soffrire.
Non posso illudermi, ne illuderti.
Il mio cuore un pò confuso è ancora pieno d’amore, ma non per te.
Rimane dentro me l’affetto, la speranza che un giorno il tuo desiderio di ricevere amore, diventi realtà. Io non posso essere il tuo sogno.
Perdonami, come un tesoro porterò nel pensiero un dolce ricordo.
Ti voglio bene, il tuo Fiore.


mercoledì 23 maggio 2018

Lucio Battisti - Pensieri e Parole - Live

Un dono per te Donna




Ho nella testa il mare,
un mare profondo
confuso e colmo
di sentimenti, d’amore,
di pensieri e parole.
Escono come gioie
lacrime innocenti
in questo momento
dedicato a voi.
Belle donne,
vorrei donarvi un sorriso
dirvi mille cose ….
Invece, gocce trasparenti
scendono sul viso
ora pieno di luce,
di colori, di pensieri
che nascono
in questo giorno di follia
come farfalle che volano via
per ricordare a voi tutte,
donne, sorelle e belle amiche
che i sogni d’amore servono
ad illuminare il cielo di stelle.
*Brillantidiamanti



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